A proposito di On Stage!

Qualche parola (e non solo) su On Stage!
di Andrea Angiolino
[pubblicato su RiLL.it nel settembre 2008]


Uno dei rarissimi “classici” del gioco di ruolo italiano, fra decine di titoli che hanno invece concluso nel giro di qualche mese o qualche anno il loro sia pur brillante ciclo di vita, è On Stage!, di Luca Giuliano. Pubblicato dalla DaS Production nel 1995, ricevette immediatamente il premio Best of Show a Lucca Games, e tuttora è largamente praticato sia al tavolino che in diverse forme “dal vivo”.

L’argomento è senza dubbio originale: l’Amleto di Shakespeare!
Ogni giocatore assume il ruolo di uno dei personaggi della tragedia. La confezione di On Stage! include i profili di una trentina di protagonisti di drammi e commedie scespiriani: da Macbeth a Giulietta, da Cleopatra a Falstaff. Ma il gioco li ha spogliati della loro identità: sono diventati degli autentici archetipi come “il Ribelle”, “l’Innamorata”, “la Seduttrice”, “il Fanfarone”. All’inizio della partita, ciascun giocatore ne sceglie uno per il proprio personaggio. Raramente Amleto è il Melanconico e ha lo stesso carattere che il bardo inglese gli aveva assegnato: più spesso è l’Idealista piuttosto che lo Scellerato. I personaggi in scena (possibilmente sei o sette, ma si può essere in più o in meno senza che il gioco ne soffra) hanno quindi umori, passioni e moventi diversi da quelli dell’Amleto vero. La trama viene stravolta a ogni partita con gli esiti più inaspettati. Il che non solo è assai divertente, ma esime i giocatori da ricordare “come è andata” nell’Amleto originale.

Il personaggio si prepara assai rapidamente: scelto il profilo, che include Carattere, Obiettivo e due Abilità speciali, occorre distribuire in segreto dodici punti tra le caratteristiche Dibattito, Lotta e Fortuna. Tutto qui: in un paio di minuti si è pronti a partire!

Il Regista, equivalente del Master, aggiusta la premessa del dramma a seconda dei profili scelti dai giocatori: tutti sanno che il padre di Amleto è morto in seguito al morso di un serpente mentre dormiva in giardino, ma il Regista può decidere che il vero assassino sia Polonio l’Impetuoso piuttosto che la regina Gertrude la Crudele, comunicandolo in segreto solo all’interessato e a eventuali testimoni. Dopo aver stabilito il poco che c’è da stabilire, il Regista mette in scena un Prologo in cui comparse e figuranti rendono noto al pubblico l'antefatto; questo perchè si finge di essere in un teatro virtuale, dove c’è effettivamente un pubblico che assiste: tutto deve avvenire in scena affinché sia comprensibile a chi siede in platea.
Terminato il Prologo, inizia il gioco vero e proprio. Il Regista mette all’asta la prima scena: con un rapido sistema di punteggi un giocatore ne vince il controllo. È lui che decide dove si svolge l’azione, quali sono i personaggi presenti, chi entra e chi esce e quando cala il sipario. Per tenere conto di chi è in scena in ogni momento, la confezione include una serie di pedine con i personaggi e un palcoscenico, disegnati da Paolo Parente.

I personaggi in scena intrigano, spettegolano, duellano, conducono eserciti e fanno ogni altra cosa sia loro utile a raggiungere l’obiettivo segreto. Quando qualcuno intende convincere un altro a fare qualcosa che non vuole, o se si accende uno scontro tra due personaggi, il Regista confronta in segreto i valori di Dibattito o Lotta di chi è coinvolto, modificandoli a seconda di eventuali abilità: chi ha il valore più alto prevale sull’altro. In tutta una serie di altri casi entra in gioco la Fortuna.
Lo schema, così raccontato, sembra troppo rigido: chi ha il Dibattito più alto domina tutti, come se fossero dei burattini!
Le abilità sono già un correttivo, ma c’è di più: uno spassoso mazzo di “Frasi fatte”. Si tratta di carte tutte diverse tra loro, il cui effetto è spiegato in poche righe su ciascuna di esse: possono essere giocate in qualunque istante per sfuggire a questo determinismo. E così, chi vuole può uscire di scena contro la volontà dell’attore che la controlla, purché possieda un Apriti sesamo, un Me la filo all’inglese o un Taglio la corda. Chi ha perso un Dibattito può cavarsela con un Faccio l'Indiano, mentre chi soccombe in un agguato ha bisogno di Ho sette vite come i gatti. A questo punto il gioco è aperto e funziona come un orologio svizzero. In più le Frasi fatte hanno un effetto umoristico irresistibile.
Le Frasi fatte consentono anche di attivare eventi eccezionali come cataclismi, spettri, sicari e veleni, o di scampare da essi: i giocatori sono invitati a sbizzarrire la propria fantasia con effetti speciali degni di Spielberg.

Le scene che si susseguono sono da dodici a quindici, a seconda del numero di giocatori presenti. A volte un personaggio muore, ma niente paura: se ciò avviene nei primi tre atti è consuetudine assegnare al giocatore un nuovo personaggio. Del resto, un po’ di sangue (o di pomodoro fresco) deve per forza macchiare il palcoscenico: altrimenti il pubblico ha la sensazione di non aver speso bene il prezzo del biglietto!

Quando cala il sipario sull'ultima scena, ciascuno palesa i suoi obiettivi e si vede chi li ha raggiunti. Ci sono quindi “vincitori” e “perdenti”, come nei giochi di comitato: anche perchè diversi obiettivi sono in contrasto con quelli di altri giocatori. Ma On Stage! è pur sempre di un gioco di ruolo, e una buona performance può far perdonare il mancato raggiungimento dei propri fini. E non è detto che per vincere occorra sopravvivere: un’Ofelia l’Innamorata può ben morire per non cadere tra le braccia di Orazio il Traviato, salvando il proprio amore e strappando un applauso a scena aperta.

Una partita di On Stage! dura poco più di due ore: le sessioni di gioco sono a sé stanti e non formano una campagna. L’mleto è ripetibile molte volte dagli stessi giocatori, senza che il divertimento venga meno: un Regista può comunque, con un minimo sforzo di documentazione, proporre una qualunque dramma scespiriano,come ad esempio Otello o Macbeth. Anche le commedie di Shakespeare, con le loro situazioni farsesche, sono assai divertenti: si abbia magari l'accortezza di sostituire le morti con ferimenti gravi, in modo da non trasformare il tutto in una tragedia!

Tra le caratteristiche più interessanti del gioco c’ la netta separazione tra ciò che vuol fare l’attore e ciò che a volte il suo personaggio è costretto a fare. Quest’ultimo viene spinto dentro e fuori dalla scena indipendentemente dai desideri di chi lo controlla: il giocatore deve comunque inserire l’evento nella storia e renderlo coerente. Amleto e Ofelia sono nella camera da letto di quest’ultima, quando Polonio-Stefano viene chiamato in scena da chi ha vinto la scena all’asta: Stefano deve inventare qualcosa che renda plausibile l’ingresso di Polonio. “Che fai qui tu, padre?” chiede Ofelia-Gloria stupita. “Cercavo... il nostro gatto”, improvvisa Polonio. “Ma noi non abbiamo mai avuto un gatto”, ribatte prontamente Ofelia con il tono che si usa con chi vaneggia. “Vai a riposarti, babbo...”
Ecco che il meccanismo ha generato un nuovo spunto per la trama: in questo “Amleto” la follia di Polonio prende il posto di quella del principe, l’improvvisazione di un istante diventa uno dei cardini della storia.

Anche la schizofrenia tra ciò che sa il giocatore e ciò che sa il suo personaggio, uno dei maggiori problemi nel gioco di ruolo, diventa un elemento fondamentale di On Stage! e una continua fonte di spunti. Re Claudio scrive una lettera per il Re di Norvegia, pregandolo di uccidere il nipote Amleto. Postovi il sigillo reale, la affida proprio ad Amleto. Quest’ultimo ignora il contenuto della missiva, anche se il giocatore che lo controlla ha assistito alla scena in cui il re l’ha scritta. Il giovane principe non può quindi rifiutarsi di partire gridando al tradimento: deve addurre altri pretesti, come gli impegni universitari o la salute cagionevole, cui il rigido clima norvegese non gioverebbe. Ma se qualcuno con un Dibattito più alto del suo lo convince, in nome della ragion di stato, a consegnare di persona la pergamena col regal sigillo, ad Amleto non resta che partire verso il suo triste destino.

Che dire? I giocatori esperti troveranno in On Stage! un modo decisamente nuovo di giocare di ruolo. L’ironia, la teatralità e la semplicità dei meccanismi ne fanno inoltre uno strumento potente per far presa su chi non si è mai accostato al gioco di ruolo e trova magari lesivo della propria dignità immedesimarsi in un torvo mezzorco, con tutta la serietà richiesta dal caso. Provare per credere: On Stage! è un potente strumento per arruolare nuove leve di giocatori. Chiamate dunque a raccolta gli amici e arrivederci a Elsinore, dove pare sia apparso uno spettro...

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