La Palude di Emelfhoss

Una terra oscura e pericolosa, inseribile in ogni campagna fantasy...
di Edoardo Cicchinelli
[pubblicato su RiLL13 nel marzo 1999]

Il villaggio di Wistil, secoli addietro, era noto per due cose: gli amabili halflings che lo popolavano e le loro piantagioni di mele. Le mele Wistil, grandi e rosse, erano note in tutta la Contea e gli abitanti conservavano gelosamente i segreti della loro coltivazione, tramandati di padre in figlio.
La vita al villaggio era scandita dal lento succedersi delle stagioni, fintanto che una presenza ostile venne a romperne la quiete… Diceva di chiamarsi Yulin Nell, e di venire dal paese umano di Keswig, ma nessuno l'aveva mai visto in giro. Era un vecchio errabondo, e la comunità l'accolse per qualche notte, giudicandolo solo un povero mendicante; Yulin dopo pochi giorni sparì.
La notte seguente la sua scomparsa, il villaggio di Wistil venne spazzato via. Ma come avrebbero potuto resistere i piccoli e pacifici agricoltori alla furia di una banda di giganti delle colline? Mentre tutti dormivano, la banda di Brufnu piombò fra le capanne, devastando tutto quel che trovava ed incendiando e depredando le ricchezze del paese. Le enormi clave spaccarono le teste dei giovani più coraggiosi che tentavano di opporsi al massacro; i più furono uccisi, poiché i giganti avevano lasciato aperta come via di fuga solo la pista verso la Palude di Emelfhoss, dove neppure i più esperti halflings avrebbero avuto il coraggio di avventurarsi.
Ma, mentre la devastazione poneva fine al piccolo villaggio, alcuni cercarono di sottrarsi alla morte tentando l'incerta pista verso la palude. Nessuno vide più quei poveri sfortunati.

Sulla Palude di Emelfhoss sappiamo molto poco, poiché le testimonianze dirette sono scarsissime e difficilmente verificabili.
Da alcune carte dell'Archivio della Cattedrale di Keswig abbiamo notizia di un certo Aymell, detto "il Mago delle pergamene".
Nell'antica lingua halfling della regione il suffisso -hoss indica "dimora, terra" e questo, secondo alcuni ricercatori, significa chiaramente che un tempo la regione ora coperta dalla palude era "la dimora di Aymell" ("Aymellhoss", divenuta, nel corso dei secoli, "Emelfhoss"). Tale tesi sembra concordare con alcune testimonianze ed avvistamenti aerei che parlano di tracce di costruzioni in muratura, che potevano far parte dell'antica dimora.
Certo è che la tesi che il nome della palude derivi da quello di Aymell sembrerebbe concordare anche con un'altra accattivante ipotesi (che accetta, ben inteso, la realtà di tale personaggio): la straordinaria varietà di flora che popola (e che, come vedremo, rende pressochè inavvicinabile) la palude è stata originata da una qualche attività o un qualche incidente capitato al mago. I pochi esemplari di piante provenienti dalla palude che sono state catalogate, infatti, sembrano essere caratteristiche solo della zona, e praticamente non se ne conosce altra diffusione.
Non si conoscono emissari o immissari della palude quindi, a meno che esistano sconosciute sorgenti sotterranee, dobbiamo ritenere la palude un immenso lago poco profondo, in via di lentissimo prosciugamento.
Gli straordinari poteri attribuiti ad alcune creature della palude hanno spinto numerosi avventurieri e qualche mago a cercare di penetrarvi (trovandovi spessissimo però la morte, o smarrendo la via del ritorno).

Una delle testimonianze più singolari ma pienamente certificata riguarda una grande pianta dall'aspetto piatto e duro, simile ad un disco privo di rami e foglie, del diametro di circa un metro. Non è stato possibile catalogarla secondo nessuno dei sistemi attualmente in uso.
Quando luminosità e temperatura raggiungono alcuni livelli particolari, molto difficili da ottenere al di fuori del microambiente di Emelfhoss, la superficie prima verde e dura si ricopre tempestivamente di piccolissime inflorescenze rosate, dal ricchissimo profumo. Tale profumo attira insetti e piccoli animali, e agisce sul loro sistema nervoso, creando uno stato confusionale che, se prolungato, porta allo svenimento. Una volta che la creatura stordita si adagia sulla pianta, comincia un processo "digestivo" lento e complesso (di cui alcune fasi tutt'ora sfuggono), durante il quale la preda è privata di numerosi sali minerali, di cui la pianta si nutre, fino alla morte.

Il polline di tali piante è ricercatissimo dalle popolazioni limitrofe. Somministrato a piccolissime dosi, infatti, induce nel soggetto che lo assume uno stato di ebbrezza ed euforia paragonabile a quello di una droga; una dose massiccia invece può portare alla cessazione di tutte le funzioni vitali e alla morte per arresto cardiaco.
Recentemente i progressi nel campo medico hanno spinto gli studiosi dell'Università di Medicina di Ylaruam a sfruttare il potente polline come un efficacissimo anestetico nelle operazioni chirurgiche. Da un recente bando emesso dal Magnifico Rettore, le autorità della facoltà si dicono disposte a pagare l'incredibile somma di 20000 monete d'oro per un'ampolla di polline, e ben 50000 per una pianta viva. Ma sono molte le piante fantastiche e le creature che affascinano studiosi ed avventurieri.

Una delle leggende più famose è sicuramente quella del Grimorio di Aymell; leggenda vuole che nella rocca dell'antico mago siano ancora custoditi i suoi segreti, ma nessuno è mai riuscito a metterci le mani; sembra che a vegliare su essi Aymell abbia messo le sue più riuscite creature: si dice che i Salici di Emelfhoss, anziché fiori, producano piccoli grappoli di piastrine dure e trasparenti; alla minima sollecitazione le piastrine, in contatto fra loro, cominciano a tintinnare con suoni, udibili fino a 5 metri, così acuti e penetranti da mettere in fuga qualunque creatura. Ascoltare il suono distrugge l'apparato uditivo e le vibrazioni nell'area intorno possono frantumare armi, oggetti e perfino ossa del corpo.
Purtroppo non è stato possibile accumulare altre informazioni poiché tutti coloro che sono entrati in contatto con i salici non sono mai riusciti a strappare un grappolo di piastrine per analizzarlo.

Creature oltremodo strane e temibili sono invece i cosiddetti Alberi Paurosi, che sembrano dei robusti alberelli dotati di strani organi fra le fronde. Queste sacche lignee contengono i frutti dell'albero, delle noci durissime che, non appena l'albero subisce anche lievi menomazioni (rottura di un ramo, incisioni sulla corteccia...), vengono sparate lontano -in una direzione casuale- a enorme velocità (dalle testimonianze raccolte pare che siano in grado di bucare un grosso scudo a dieci metri di distanza).
Sembra che la pianta, "impaurita" dall'attacco o dal pericolo, lanci i propri frutti il più lontano possibile per assicurare la progenie. Purtroppo ben più di un avventuriero ha avuto il cranio sfondato dalle noci, avendo inconsapevolmente strappato un ramoscello o toccato le sacche lignee.

Le Radici Striscianti invece sono delle liane lunghe anche due o tre metri, all'apparenza immobili, ma che si spostano alla continua ricerca di oggetti o altre piante cui aggrapparsi. Una volta trovato un appiglio soddisfacente vi si attorcigliano completamente, e s'induriscono fino a diventare come di pietra. Per fortuna il processo è lungo e piuttosto lento: per attorcigliarsi e bloccare del tutto una creatura grande come un uomo occorrono almeno 3/ 4 ore.

Ciò che ha però maggiormente destato gli interessi della comunità scientifica intorno al misterioso territorio è sicuramente un ritrovamento di qualche anno fa.
Ai margini della palude venne ritrovato il corpo di un umanoide di altezza pari a quella di un halfling, ma che presentava caratteristiche del tutto differenti. La corporatura era decisamente meno massiccia, la carnagione pallida. Il corpo, quasi privo di peli, era completamente ricoperto da una sottile sostanza oleosa di colore verdastro, che lo mimetizzava perfettamente nella vegetazione.
La pelle, nonostante il processo di decomposizione fosse già avviato, era ancora in buono stato. Il corpo recava strani tatuaggi sulla maggior parte della superficie, tutti di colore nero. Nessuno dei simboli o dei disegni potè essere riconosciuto, ma illustri antropologi halflings li hanno messi in relazione ad alcune usanze antichissime di primitive tribù halfling, che usavano incidere in modo particolare il corpo dei guerrieri, per proteggerli da forze ostili e ricordare azioni prestigiose agli occhi della comunità.
Tutto ciò ha fatto supporre che la strana creatura fosse un discendente, adattatosi nei secoli al nuovo habitat, degli abitanti di Wistil, ma molti punti sono ancora lontani dall'essere chiariti.
Una sacca che l'essere aveva con sé conteneva delle piccole piantine ricche di un succo con cui aveva imbrattato le punte del suo arpione.

Purtroppo non fu possibile compiere uno studio approfondito sul soggetto. Il cadavere venne tempestivamente portato a Keswig e conservato nel palazzo municipale in attesa di essere trasferito altrove ma, nonostante gli accorgimenti presi, nella notte fu trafugato. Le guardie vennero tramortite con qualche sconosciuto veleno (non riuscirono a riprendersi per ben tre giorni) e piccoli segni di scasso testimoniarono l'intrusione di "qualcuno".
Da allora, del misterioso popolo della palude non si è saputo nulla.

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