Due volte Aldani

Recensione dei romanzi La croce di ghiaccio e Eclisse 2000
di Alberto Panicucci
[pubblicato su Continuum 27 nell'ottobre 2007; su RiLL.it, con modifiche, da febbraio 2009]

Sulla e-zine di fantascienza Continuum propongo da qualche tempo, grazie alla gentilezza del suo responsabile Roberto Furlani, alcune recensioni doppie di opere fantascientifiche (classici, soprattutto). Con “recensioni doppie” intendo recensioni di coppie di libri, legate da un qualche fil rouge (stesso autore, stesso tema…)
In questo articolo presento due romanzi di Lino Aldani, decano della fantascienza italiana, fra i primi autori del nostro paese ad essere pubblicato anche all’estero (erano gli anni ’60…).

In oltre quarant’anni di carriera, Lino Aldani ha scritto, oltre che molti racconti, cinque romanzi: Quando le radici (1977), Nel segno della Luna bianca (1980, anche noto come Febbre di Luna), Themoro korik (2007), Eclisse 2000 (1979) e La croce di ghiaccio (1989).
In questo articolo parlerò degli ultimi due che ho citato.

Si tratta di testi molto diversi fra loro, per tematiche e scelte stilistiche, e decisamente interessanti.

La croce di ghiaccio ha come protagonista padre Francisco Morales de Alcàntara, un umano nato su Marte nel 2205, durante il terzo periodo di “terrestrizzazione”.
Di povera famiglia contadina, Francisco viene notato per l’intelligenza da padre Gonzales, che lo porta in seminario. Da qui padre Francisco partirà poi, per evangelizzare le popolazioni aliene della galassia.
Il romanzo ripercorre il periodo in seminario, le prime esperienze di evangelizzazione e, infine, l’ultima missione: la conversione degli abitanti del pianeta Geron, un popolo umanoide e scimmiesco.

Geron è la meno desiderabile delle destinazioni perché, in un ambiente che alterna paludi a vegetazione lussureggiante, il tempo scorre in modo particolarmente pernicioso per gli organismi umani: un anno sul pianeta equivale a dieci anni sulla Terra.
La forza della fede e della volontà sostengono però padre Francisco, che si insedia in un villaggio autoctono, dedicandosi pazientemente a diminuire le distanze che ci sono fra lui e i locali.

Il romanzo parte da uno spunto sicuramente intrigante, riproponendo in chiave fantascientifica il tema della diffusione della fede; inoltre è particolarmente scorrevole, sviluppato su due piani temporali: il presente di Francisco su Geron e il suo passato (dalla vita nella fattoria dei genitori in avanti). La scrittura è volutamente molto fluida e lineare, con una semplicità di stile che rende il libro davvero godibile.
Unico punto debole nel finale, che forse è un po’ affrettato, quasi che la conclusione della missione di padre Francisco debba essere a quel punto raccontata, non lasciando più tempo al tempo (cioè aggiungendo capitoli… che peraltro la qualità della narrazione precedente avrebbe reso ben graditi).

Ad ogni modo, La croce di ghiaccio è un’opera con più piani di lettura che, dietro la semplicità stilistica, cela spunti di riflessione non di poco conto.
Due, in particolare: in quale misura padre Francisco, riadattando il Cristianesimo alla cultura Geroniana, tradisce sé stesso e la sua fede? Dove si può ritenere che finisca la capacità comunicativa (di “marketing”, se vogliamo) ed invece il messaggio inizi a svuotarsi?

Si tratta di domande di una certa rilevanza, che ovviamente travalicano la fantascienza: ad ogni elezione politica, ad esempio, si ripropongono, man mano che la caccia all’elettore spinge i partiti in corsa a semplificare (snaturare? annacquare?) i propri programmi per ottenere il massimo dei voti. E, con riferimento alla religione, lo stesso papa Woityla, se è stato senza dubbio un grande comunicatore nel senso mass-mediatico del termine, è stato anche talvolta criticato per l’eccessiva “spettacolarizzazione” del suo agire.

Io non so dire se padre Francisco, man mano che il libro procede, perda sé stesso. Se il numero di geroniani che battezza o che affollano le sue funzioni conti meno delle concessioni ai costumi locali cui accetta di sottostare (su tutte, la rinuncia alla castità).
Di certo padre Francisco è un perdente, però.

Lino Aldani ce lo dice inserendo nel romanzo (peraltro con grandissima competenza tecnica) un elemento ludico, cioè facendo di padre Francisco un abilissimo giocatore di scacchi.
In questo campo il sacerdote si distingue sin dal seminario, dove la febbre del gioco (qualcuno ricorda La novella degli scacchi di Stephen Zweig?) è tale da portarlo a far voto di non giocare più. Ma, su Geron, proprio gli scacchi si prospetteranno come il grimaldello per entrare nelle grazie di Metzil-Nagua, il capo della tribù dove Francisco vive, cui il gioco è stato insegnato dal medico della base umana sul pianeta, il dottor Rivière.

“Se i geroniani hanno così ben assorbito il gioco degli scacchi vuol dire che le loro istanze razionali sono più che presenti. Il mio compito risulterà enormemente agevolato” commenta inizialmente il missionario.
Ma, partita dopo partita, se pure padre Francisco continua a vincere, e parallelamente a segnare passi avanti nel suo percorso di evangelizzazione, anche la strategia di gioco di Metzil-Nagua si chiarisce sempre più, man mano che l’alieno diventa più bravo e quindi in grado di allungare la durata dei match. E questa strategia è, in realtà, la stessa che Metzil-Nagua persegue nei rapporti col sacerdote… molto più sottile di quanto l’apparenza (i barbari selvaggi) possa far sembrare.

Forse proprio per questo, terminata l’ultima partita, la storia di padre Francisco non ha più bisogno di essere arricchita da ulteriori capitoli (la sua “morale” è ormai chiara), e Lino Aldani va direttamente alla conclusione di questo (fallito) tentativo di colonizzazione.
Tutto torna, nell’ordito della trama… nonostante il già citato effetto straniante dato dall’accelerato (almeno in apparenza) finale.

Eclissi 2000 è tutt’altra storia.
L’astronave Terra Madre è in viaggio nello spazio, diretta a Proxima Centauri. Il viaggio è destinato a durare 300 anni, dodici generazioni, ma il gioco vale la candela: una nuova splendente vita aspetta chi giungerà sul pianeta...

Vargo Slovic è un tecnico. È un Rosso: per far bastare le “risorse” a disposizione, dato il troppo elevato numero di persone imbarcate su Terra Madre, infatti, l’equipaggio è diviso in due classi, i Verdi e i Rossi, che dividono gli spazi e mandano avanti la struttura vivendo tre giorni da svegli e tre giorni in ipno-sospensione, alternativamente. Unici al di fuori di questa rotazione sono i Bianchi, la “classe dirigente” dell’astronave.

Vargo ha dei dubbi, non crede passivamente alla realtà circostante, del “felice viaggio”, che tutti accettano. Frequenta la Biblioteca, e qui trova i primi indizi che qualcosa non è quel che sembra; inoltre, il Verde con cui divide la stanza, Vladimiro Spitzer, dapprima scompare di punto in bianco, poi viene accusato di essere un sovversivo, intento ad organizzare una rivolta. Vargo ritroverà anche un suo taccuino, in cui si parla proprio dell’impossibilità del viaggio verso Proxima Centauri.
Ulteriori dubbi sulla realtà dell’astronave e del viaggio sono, infine, instillati in lui da qualche amico, con frasi e allusioni...

Eclissi 2000, l’avrete capito, è una metafora delle società totalitarie, che promettono per il futuro nuovi mondi a nuovi uomini, che però nel frattempo devono accettare l’illuminata guida di oligarchie tecnocratiche e/ o politiche.
Non a caso l’interrogatorio di Vargo sui suoi rapporti con Spitzer, fatto da un coordinatore Bianco, è tutto un dire e non dire, un sottintendere, un dedurre da parole e frasi, dette o accennate.
Molto… sovietico? È facile pensarlo, dato che molti personaggi hanno nomi slavi, ma ritengo che sia più corretto intendere la “parabola” in senso universale, non connessa a uno specifico regime.
Non a caso, ancora, Vargo incontra una donna sulla sua strada, Diana Abgrund, e da lì sino alla fine la sua vita prenderà (con lei) un’altra direzione… un po’ come in 1984, di George Orwell (altro grande affresco della vita in una società totalitaria).

Grazie alla sua sete di conoscenza Vargo scoprirà la verità, o almeno, l’apparente verità che si cela dietro la realtà quotidiana, accettata dalla massa dei coloni, Rossi e Verdi. Ma, divenuto un Bianco, continuerà a farsi domande, a dubitare delle apparenze, del potere, sino a… beh, non vi racconterò certo la conclusione!

La forza del romanzo è nella capacità di rappresentare in modo efficace una società totalitaria e alienante, ma anche nel lasciare in dubbio, sino alla fine, se le ipotesi di Vargo siano fondate o no.

Tanto per ribadire i riferimenti “politici” dell’opera, il libro si chiude citando un rivoluzionario per eccellenza, il francese Saint Just: “Nessuno governa senza colpe”. Lo afferma Megal il Supremo, il comandante della Terra Madre, che nell’ultima pagina svela la realtà delle cose, e quindi la fine di Vargo (mostrando, paradossalmente, un profondo ed estremo rispetto per il desiderio di libertà di questi… il che è incredibile, visto che Megal è il primo responsabile dell’intera “messa in scena”).

Il punto debole di Eclissi 2000 è (paradossalmente) l’abilità con cui Vargo riesce a intuire la realtà dietro le apparenze.
Gli indizi raccolti pagina dopo pagina non “corrispondono” alle sue conclusioni, molto “avanzate” davvero… e ciò rende il lettore un po’ passivo. Non è una detective story, questa, ovviamente, ma una maggiore rispondenza fra prove e analisi non avrebbe guastato (fra l’altro, questo avrebbe comportato un allungamento della storia… il che è come dire che quel che c’è è già intrigante, visto che se ne desidererebbe di più!).

Eclissi 2000 è stato ri-pubblicato nel settembre 2006 in Urania Collezione, fruendo così del maggiore spazio che è dedicato da qualche tempo nelle collane mondadoriane di fantascienza agli autori italiani. La cosa fa piacere, e non per sterile patriottismo, ma perché la qualità letteraria di opere come questa è davvero degna di essere valorizzata.
Più recentemente ancora, siamo all’autunno 2007, il testimone della Perseo Libri, l’editore di riferimento di Lino Aldani negli anni più recenti, è stato raccolto dalla Elara Libri.
Oltre ai doverosi auguri per questa nuova iniziativa imprenditoriale, si deve auspicare che la nuova compagine riesca a dare all’opera aldaniana maggiore visibilità nel panorama editoriale italiano. L’autore lombardo lo meriterebbe davvero.

La croce di ghiaccio,
di Lino Aldani, ed. Perseo Libri, pag. 220, euro 16

Eclisse 2000,
di Lino Aldani, Urania Collezione, numero 44/ 2006, euro 4,90
(presente anche nell'antologia Aria di Roma Andalusa, ed. Perseo Libri, pag. 41-109, euro 17,50; oggi disponibile nel catalogo della Elara Libri, che ha rilevato il magazzino della Perseo)

P.S.: Spero che, pur essendo La croce di ghiaccio in via di esaurimento (così mi risulta), i responsabili di Elara Libri vorranno ribassare il prezzo del volume, visto che quello originale - 20.000 lire - è stato a suo tempo ben poco correttamente trasformato in 16 euro dalla Perseo Libri… una scelta francamente discutibile, se non deprecabile.

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