Due volte Dick

Recensione dei romanzi Tempo fuor di sesto e In senso inverso
di Alberto Panicucci
[pubblicato su Continuum 25 nel gennaio 2007; su RiLL.it, con modifiche, da febbraio 2009]

Sulla e-zine di fantascienza Continuum propongo da qualche tempo, grazie alla gentilezza del suo responsabile Roberto Furlani, alcune recensioni doppie di opere fantascientifiche (classici, soprattutto). Con “recensioni doppie” intendo recensioni di coppie di libri, legate da un qualche fil rouge (stesso autore, stesso tema…)
In questo articolo presento due romanzi brevi di Philip Dick.

Entrambi romanzi di P. K. Dick, Tempo fuor di sesto e In senso inverso sono forse considerate opere minori nel gigantesco corpus letterario dell’autore statunitense… ma non certo, credo, per il loro scarso valore.

Tempo fuor di sesto risale agli anni ’50, all’inizio dell’attività letteraria di Dick, e infatti, nella bibliografia delle sue opere che si può leggere su Wikipedia, figura come il sesto romanzo a venir pubblicato, nel 1959.
Il titolo inglese, Time out the joint, è una citazione shakespeariana, dall’Amleto, che è stata tradotta nel 1996 e 1999 da Sellerio come Tempo fuori luogo e poi, nella più recente edizione del libro, della Fanucci, appunto come Tempo fuor di sesto. Al di là della fedeltà alla forma inglese, forse il titolo più calzante resta però L’uomo dei giochi a premio, usato nella primissima versione italiana del romanzo (Urania n° 491, 1968), che ha il merito di porre subito all’attenzione del lettore il protagonista, Ragle Gumm, e la sua attività, che è un elemento centrale della storia.

Ragle Gumm vive nel 1959 in una tranquilla cittadina della provincia americana, ospite della sorella Margo (casalinga) e del marito Vic, che si occupa del reparto ortofrutticolo di un supermercato. Ragle non ha un lavoro stabile, ma si guadagna da vivere partecipando (e vincendo sempre, da oltre due anni) il concorso del quotidiano locale: “Dove apparirà l’omino verde?”
In pratica, si tratta di indovinare, sulla base di pochi vaghi indizi forniti dal giornale, in quale delle 1208 caselle del tabellone di gioco apparirà l’omino verde (l’alieno, se preferite).
….Ma la realtà è davvero questa?
Non ci sarebbe alcun motivo di dubitarne, se non fosse per qualche strano ricordo e per qualche volta in cui il mondo con le sue cose sembra (a Ragle, ma anche a Vic) “scomparire”…
Il tempo è fuor di sesto, è fuori luogo… insomma, forse c’è qualcosa che non va!!!

Tempo fuor di sesto è un viaggio alla scoperta della realtà, che è ovviamente celata (bene, ma non perfettamente) dietro l’apparenza. Un viaggio che diventa, progressivamente, una vera e propria evasione da una dimensione parallela, costruita intorno a Ragle.
Non svelerò di più della trama del romanzo, che è senza dubbio dickiano sino al midollo, per il suo investigare e riflettere sulla falsità della realtà circostante, manipolata e controllata al di là della volontà e consapevolezza dei singoli individui. Di certo si tratta di una lettura piacevole, intrigante, tanto che alla fine si resta un po’ con l’amaro in bocca per la conclusione molto netta e poco sviluppata: una volta svelata la vera realtà e conosciuta la nuova scelta di vita di Ragle, si avrebbe proprio voglia di leggere gli ulteriori sviluppi della storia (insomma: cosa succede, dopo? Peccato non ci venga raccontato!).

Come appassionato di giochi, poi, non posso non notare con interesse l’uso che Dick fa del “momento ludico”: nel romanzo il gioco non è solo l’attività principale del protagonista, ma è anche la chiave di volta della realtà artefatta che lo circonda. Il gioco viene creato per dare un senso alla vita “altra” di Ragle Gumm, e insieme per farlo lavorare nella direzione e con i risultati desiderati nella realtà “vera”. E’ questa la quintessenza della dimensione parallela, il punto centrale della finzione, e nasconde la vera attività di Ragle, in particolare a Ragle stesso.

Questa è una visione del “momento ludico” assolutamente non superficiale: non gioco fine a sé stesso (e come tale inutile o “per bambini”), ma vero e proprio spazio autonomo (anche strictu sensu: con regole proprie), in cui è possibile muoversi (creativamente, come Ragle fa) senza rischio, simulando la realtà.
Si tratta di un approccio che richiama quello di molti studiosi dell’attività ludica (filosofi, sociologi, psicologi…). In più, Dick immagina che questo ambiente protetto (il gioco) sia una messa in scena e, anzi, che sia a sua volta parte di una finzione più grande, che riguarda addirittura l’intera comunità in cui Ragle si muove. Questo, ovviamente, cambia del tutto le coordinate del discorso sul gioco (Dick è uno scrittore, non un ludologo!), implica la perdita delle dimensioni “educativa” e “sociale” di tale attività, e riporta la narrazione al tema della divaricazione fra realtà e apparenza, ricorrente nell’opera dickiana.

(So che sto andando un po’ fuori dal seminato, né sono tanto esperto dell’argomento come forse può sembrare; per chi fosse interessato, però, segnalo Il teatro della mente, giochi di ruolo e narrazione ipertestuale, ed. Guerini e associati, 2006. Si tratta di un saggio assai stimolante, curato dal sociologo e professore universitario (e autore di giochi) Luca Giuliano, in cui si parla anche delle tante “teorie del gioco” elaborate nel tempo… devo dire che leggere prima questo volume e poi il libro di Dick mi ha fornito interessanti spunti di riflessione)

In senso inverso è invece del 1967, e nella bibliografia di Dick è “stretto” fra Le tre stimmate di Palmer Eldritch (1965) e Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968).
Al centro del romanzo la trovata pseudo-scientifica della Fase Hobart (dal nome di colui che Dick immagina la previde per primo: Alex Hobart). In pratica, dal 1986 il tempo scorre al contrario: i vivi man mano ringiovaniscono sino a tornare nell’utero, mentre i morti - redivivi - tornano in vita, risvegliandosi nelle tombe.
La storia ruota intorno al ritrovamento, nel 1998, dell’Anarca Thomas Peak, leader religioso morto nel 1971. La sua salma viene recuperata e “resuscitatata” a Los Angeles da Sebastian Hermes, un redivivo che gestisce un “vitarium”, cioè un’azienda che si occupa dell’assistenza ai risvegliati (dissepoltura, supporto medico, vendita sul mercato agli interessati) (sì, avete letto bene: vendita sul mercato).
Al corpo dell’uomo sono interessati in molti.
In primis Ray Roberts, leader della religione Udita, fondata dallo stesso Peak negli anni ’60 e che ha particolare seguito fra le persone di colore.
Poi la Biblioteca, potente organismo adibito alla cancellazione delle testimonianze scritte degli eventi che, col tempo che va all’indietro, non sono più accaduti. Le opere di Peak stavano per scomparire del tutto (per questo il suo ritorno in vita non è gradito); inoltre, i responsabili della Biblioteca temono che la ricomparsa dell’Anarca scateni un’ondata di violenze razziali.
Infine, a volere l’Anarca è un gruppo di emissari della più importante chiesa del vecchio continente (che dovrebbe essere quella cattolica, ma non viene esplicitamente nominata, quindi…).

In senso inverso racconta appunto come Sebastian Hermes e i suoi collaboratori, in particolare la sua giovane moglie Lotta, affrontano tutta questa situazione, ben più grande di loro… e che finirà per travolgerli.

Al di là di un plot che può ricordare per certi aspetti il genere noir (lo scontro fra diversi gruppi di potere, con in mezzo il protagonista, che ha l’oggetto che tutti cercano), anche in questo caso abbiamo di fronte un’opera decisamente dickiana, come temi e contenuti.
E’ ben presente, ad esempio, il riferimento alle droghe: la religione Udita, di cui tanto si parla nel romanzo, è imperniata sul sacramento della “mente collettiva”, sorta di catarsi di gruppo (allucinazione di massa?) indotta dall’assunzione di droghe da parte dei fedeli.
Ancora, più in generale, tutto il libro ruota intorno alla religione. “[In senso inverso] anticipa il ciclo gnostico di P. K. Dick”, recita il commento del critico Carlo Formenti sulla copertina dell’edizione Fanucci del volume, con chiaro riferimento alla “svolta trascendente” degli anni ’70 di Dick, e alla Trilogia di Valis (Invasione divina, La trasmigrazione di Timothy Archer, Valis; 1981-82).

Restando a In senso inverso, basti aggiungere che la fase Hobart è spiegata come la realizzazione di una profezia di San Paolo, contenuta nella Lettera ai Corinzi: “Io vi rivelo un mistero: non tutti moriremo, ma subiremo un cambiamento”. E che ogni capitolo del romanzo è aperto da una citazione di Padri della Chiesa (Sant’Agostino, San Bonaventura, San Tommaso d’Aquino…).
Tutto questo non appesantisce, sia chiaro, la narrazione, ma è certo un background di riferimento molto originale (non che la fantascienza non possa parlare di religione, sia chiaro…).

Da notare, anche in questo romanzo, un certo gusto ludico di Dick. Che si diverte a far esclamare “cibo!” invece di “merda!” agli abitanti del suo “counter-clock world”, che vanno al supermercato quando il frigo si è riempito (per riconsegnare le scatolette e i surgelati) e che vomitano invece di mangiare.
Il “gioco” del mondo invertito non è molto insistito (questa non è letteratura umoristica) ma, pur lasciato in secondo piano, è usato con una certa abilità, per spiazzare il lettore con giusti tocchi di ironia.

Tempo fuor di sesto e In senso inverso hanno in comune la sostanziale linearità della trama.
Nonostante il numero di personaggi e di intrighi (specie ne In senso inverso), lo sviluppo narrativo è molto semplice, senza inutili divagazioni e trame parallele. L’effetto finale è assai godibile, e dà al lettore un senso di grande “compattezza”, diversamente da quanto avviene in altre opere di Dick.

Inoltre, si tratta di romanzi molto più sottili di quanto un veloce sguardo possa forse far sembrare.
Tempo fuor di sesto può essere letto anche come una critica alla “felice” America di provincia degli anni ’50, non tanto perfetta e da sogno quanto l’american way of life vorrebbe. In senso inverso, poi, racchiude chiari riferimenti ai movimenti di lotta (insieme religiosa e razziale) degli anni ’60, con cui i neri condussero le loro battaglie per la libertà.
Decisamente due buoni libri da leggere (o rileggere).

In senso inverso,
di P. K. Dick, ed. Fanucci, pag. 240, euro 11,90

Tempo fuor di sesto,
di P. K. Dick, ed. Fanucci, pag. 240, euro 11,90
(o anche Tempo fuori luogo, ed. Sellerio, pag. 268, euro 10,33 nella collana Fantascienza; per inciso, non tutte le librerie on line danno questo volume disponibile, però il sito della Sellerio lo vende, quindi...)

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