Ogni impresa narrativa è un'impresa collettiva

Intervista a Wu Ming 4 sulla scrittura collettiva
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel maggio 2011]

La Wu Ming Foundation è senza dubbio il più celebre collettivo di scrittori del nostro paese. Formata attualmente da Roberto Bui (Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Federico Guglielmi (Wu Ming 4) e Riccardo Pedrini (Wu Ming 5), questa band di romanzieri ha al suo attivo una diecina di libri, e moltissimi racconti, pubblicati dal 2000 in poi.
Dico “band” perché il riferimento musicale per spiegare la scelta di un nome collettivo è fatto dagli stessi membri del gruppo… Wu Ming, insomma, come la Premiata Forneria Marconi, i Police, i Coldplay o gli Avion Travel.

Come avviene alle migliori band, Wu Ming nasce dall’evoluzione di un altro gruppo: il collettivo Luther Blissett, che nel 1999 firma il celebre Q, edito in Italia da Einaudi e poi tradotto in moltissimi paesi.
Nel 2000 ai quattro membri di Luther Blissett si aggiunge un quinto autore… ed ecco, appunto, Wu Ming, che pubblica, fra l’altro, i romanzi 54 (nel 2002), Manituana (2007) e scrive la sceneggiatura del film Lavorare con lentezza (con Valerio Mastrandrea).
Nel 2008 Wu Ming 3 (alias Luca Di Meo) lascia la formazione… ma il progetto continua. Nel 2009, ad esempio, ecco il romanzo Altai, mentre il 2011 vede la pubblicazione di Anatra all’arancia meccanica, un’antologia di racconti (più o meno lunghi).

L’espressione Wu Ming, in cinese, può significare sia “anonimo” che “cinque nomi” (come i membri originali del collettivo). Ma è anche un riferimento alla lotta per la libertà in Cina (dove molti cittadini si firmano appunto così) e una forma di rifiuto dello “star system” letterario (non a caso tutte le opere di Wu Ming sono scritte con la licenza Creative Commons, e quindi gratuitamente scaricabili dal sito ufficiale, purché per usi non commerciali).

Volendo parlare di scrittura collettiva, insomma, rivolgersi a Wu Ming è davvero il minimo, in Italia. Vista l’esperienza decennale del gruppo, e il successo di pubblico, nazionale e internazionale, delle sue opere.
È stato un piacere, quindi, incontrare Wu Ming 4, membro del collettivo sin dai tempi di “Q”.

Wu Ming 4, inoltre, è autore (da “solista”) del romanzo Stella del mattino (Einaudi, 2008), ambientato a Oxford subito dopo la Prima Guerra Mondiale, e che vede fra i suoi giovani protagonisti due futuri grandi della letteratura fantasy mondiale: John Ronald Reuel Tolkien e Clive Staples Lewis… per chi segue il Trofeo RiLL non è un dettaglio da poco!

Ma veniamo all’intervista…

Wu Ming, e prima ancora Luther Blissett, è un collettivo di scrittori, che porta avanti da oltre dieci anni un progetto di scrittura comunitaria. La prima domanda, per quanto banale, non può che essere: come nasce questa esperienza? Cosa c'è dietro?

C'è l'idea che ogni impresa narrativa è un'impresa collettiva. Anche quando si scrive individualmente si è comunque il punto di raccolta e di snodo di storie ed esperienze condivise da molti.
La ragione sociale del Luther Blissett Project era narrare le gesta di un multiforme eroe collettivo andando a comporne la poliedrica reputazione. Wu Ming invece è un gruppo definito di scrittori (oggi siamo quattro) che dopo la fine del LBP ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alle narrazioni, prevalentemente letterarie, ma non solo.
Scrivere in gruppo ci dà l'occasione di affrontare una mole narrativa e di ricerca che un singolo farebbe molta fatica ad affrontare.

Come decidete il soggetto di una vostra storia? Essere in tanti implica avere tante idee, ma alla fine si deve scegliere...

I soggetti vengono decisi dopo un periodo piuttosto lungo, durante il quale spunti e idee sono messi sul tavolo e discussi a fondo. Gradualmente arriviamo a definire un punto di partenza, un'ambientazione, un soggetto. Poi cominciamo a svilupparlo in una scaletta più o meno definita, senza la quale sarebbe molto difficile iniziare a scrivere. La scaletta è la mappa del romanzo, che serve a tutti per orientarsi durante la stesura.

Come affrontate il problema della coerenza delle diverse trame e sottotrame, che magari "provengono" da spunti di persone diverse?

Dal momento che ogni fase della lavorazione del romanzo è condivisa, non c'è un problema di coordinazione delle diverse sottotrame. Tutti seguiamo tutto passo passo.
Se ci troviamo in disaccordo radicale non mediamo al ribasso, ma optiamo per una soluzione narrativa diversa. Bisogna essere tutti convinti di ciò che viene prodotto, altrimenti è impossibile appassionarsi unanimemente al romanzo.

Le vostre opere sono spesso ambientate nel passato. Tendete a dividere fra voi il lavoro di ricerca e documentazione (storica, ma anche religiosa, linguistica...)?

In linea di massima dividiamo il lavoro di ricerca tra tutti e quattro. Può capitare che uno di noi si appassioni di più a un filone di ricerca, ma l'importante è che alla fine i risultati vengano messi in comune e si decida insieme come utilizzarli ai fini della trama.

Parliamo della stesura del testo. Parlando di scrittura collettiva credo sia il punto centrale... insomma: come scrivete?

Ogni capitolo scalettato collettivamente ha una prima stesura, assegnata a turno a uno di noi, che poi viene sottoposta agli altri, discussa, emendata, o riscritta, se non è soddisfacente. In sostanza è come se ciascuno di noi avesse tre editor, al lavoro in tempo reale su ciò che produce.

Come arrivate dalla prima stesura a quella definitiva?

Ogni volta che accumuliamo un discreto numero di nuovi capitoli ci fermiamo e rileggiamo a voce alta l'intero blocco. Alla fine rileggiamo l'intero romanzo e sentiamo come "suona". Ci siamo resi conto che la lettura a voce alta consente di accorgersi di piccoli dettagli che alla lettura mentale non vengono avvertiti.
La limatura comunque dura fino a pochi momenti prima della consegna all'editor della casa editrice. L'ultima revisione avviene con questa figura professionale, come per qualsiasi autore.

Mi stupisce molto il ricorso alla lettura ad alta voce...

La lettura ad alta voce è fondamentale, perché ti puoi rendere conto di assonanze, ripetizioni, frasi troppo lunghe, punteggiatura inadeguata, etc.
Quando devi tirare fuori il fiato e ascoltarti ti accorgi di molte cose che la lettura mentale non rileva. Inoltre questo aiuta la musicalità della pagina, perché in un certo senso è come se venisse scritta per poter essere interpretata da una voce umana.
Per certe scene particolarmente intense può perfino essere utile scegliere una musica di accompagnamento alla lettura (come in una specie di reading musicale fai-da-te), come faceva Sergio Leone quando girava alcune scene con la colonna sonora in sottofondo, così da aumentare il conivolgimento emotivo degli attori.

Oltre che romanzi, voi scrivete anche racconti. Come cambia, in questo caso, il vostro lavoro di scrittura collettiva?

Per i racconti è diverso. Alcuni racconti lunghi sono veri e propri esperimenti di scrittura a staffetta, che realizziamo suddividendoci la trama in parti uguali. La maggior parte però sono racconti scritti da uno o due di noi.
La dimensione della storia breve - come del resto i romanzi solisti che pure non disedegniamo - consente al singolo di andare più a ruota libera, di lasciare spazio alle proprie idiosincrasie e sperimentazioni personali. Però anche i racconti vengono comunque sottoposti agli altri componenti del collettivo, che danno il primo parere utile.

Quale ruolo gioca, nel processo creativo di gruppo di cui stiamo parlando, la tecnologia?

Dal momento che il nostro è un lavoro molto incentrato sulla riscrittura, l'emendamento dei testi e l'editing collettivo, è ovvio che sarebbe tutto assai più difficoltoso senza il supporto informatico.
In effetti, credo che sarebbe stato molto difficile che una metodologia come la nostra nascesse prima dell'avvento della videoscrittura.

Torniamo alla forma collettiva di Wu Ming. In una vostra intervista ho letto che il collettivo "non ha una sua mistica" né vi "mastica", ma "di certo è più della somma delle parti". Che rapporto ha ciascun membro, e Lei in particolare, rispetto al collettivo?

Se fossi costretto a definire il mio ruolo nel collettivo direi che, per attitudine, è quello dell'avvocato del diavolo. Sono particolarmente ossessionato dall'effetto drammaturgico e dalla tenuta di ogni specifica scelta narrativa. Ma, a parte questo, noi cerchiamo di rendere l'attitudine del singolo complementare a quelle degli altri. Si tratta di non trasformare la scrittura collettiva in una gabbia "castrante" per il talento personale, bensì di farne un amplificatore delle doti di ognuno di noi. La molteplicità delle voci e le frecce che ciascuno ha al proprio arco devono essere messe al lavoro e risuonare nella trama e nello stile, per potenziarlo.

Dopo tanti romanzi e racconti, l'esperienza Wu Ming continua. Cosa la rende ancor oggi attuale, viva? E quanto, in questo, conta l'aspetto empatico, umano, insomma, la "relazione" fra i diversi componenti?

Se non fossimo amici e non ci fidassimo l'uno dell'altro non potremmo fare quello che facciamo. L'aspetto umano è fondamentale, tanto più quando, come nelle migliori famiglie, produce dissidi e divergenze di vedute.
Coordinare quattro vite professionali, e anche private, per così tanti anni è un'impresa nell'impresa. Quando qualche anno fa uno di noi ha lasciato il collettivo è stato proprio per l'impossibilità da parte sua di praticare questo equilibrio non facile tra biografia personale e scrittura collettiva. E' un equilibrio delicato, in effetti, che non bisogna mai dare per scontato, ma anzi, occorre reinventarlo ogni volta, applicandosi per raggiungerlo. Finché avremo voglia e forza di farlo la nostra esperienza potrà sopravvivere.
In questo va detto che gioca un ruolo non indifferente la capacità che abbiamo dimostrato di relazionarci continuamente a molte realtà esterne al collettivo. Nessun collettivo può bastare a se stesso. Il nostro sito, il blog, le collaborazioni con altri scrittori, con musicisti, attori, studiosi, oltre al dialogo costante che cerchiamo con i lettori, sono fonte di stimoli continui, ci fanno sentire meno soli e ci motivano ogni volta a cercare nuove sfide.

Alberto Panicucci ringrazia Roberto Arduini dell'Associazione Romana Studi Tolkieniani per il fondamentale supporto.
Grazie anche a Serena Valentini per il contributo all'intervista.

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