Se l'Italia

L'antologia di racconti ucronici Se l’Italia, edita da Vallecchi e curata da Gianfranco De Turris, compone una storia alternativa del nostro paese, con una ventina di racconti scritti da autori italiani.
Vista anche la massiccia presenza di giurati del Trofeo RiLL (Andrea Angiolino, Franco Cuomo, Giulio Leoni) abbiamo chiesto a
Donato Altomare, anche lui presente con un racconto e anche lui giurato RiLLico, di parlarci del volume…
[pubblicato su RiLL.it nel luglio 2005]


Uno dei maggiori pregi di questa davvero insolita antologia è nel fatto che i racconti abbracciano un periodo storico amplissimo, dalla fondazione di Roma al governo Berlusconi, proponendo quella che viene definita storia alternativa, un abile e molto interessante gioco intellettuale che, consciamente o inconsciamente, almeno una volta nella nostra vita ci ha coinvolti.
Quante volte ci siamo chiesti: cosa sarebbe successo se qualcosa di determinante per un evento storico fosse o non fosse avvenuta? Quante volte abbiamo pensato che se davvero, che so… l’America fosse stata scoperta dai Vichinghi, la storia di quel continente sarebbe stata molto più antica e quindi gli Stati che lo compongono forse molto più maturi? O se Napoleone avesse vinto a Waterloo… E cosa sarebbe successo se Annibale avesse sconfitto i romani o se la bomba atomica fosse stata per prima utilizzata dai tedeschi?

Nella maggior parte dei casi gli scrittori di fantascienza si sono avventurati in periodi storici abbastanza vicini a noi o in quelli che ci sono molto noti, più che altro per permettere anche ai lettori meno esperti di poter entrare nella storia e seguirne gli eventi alternativi. Ciò che invece si è fatto con questa antologia è scandagliare vari eventi, dai meno noti ai più lontani, proponendoli secondo le visioni, più o meno condivisibili, dei singoli autori.

La storia che io ho proposto si chiama Ali per gli Svevi.

Un breve excursus storico: alla sua morte in Puglia nel 1250, Federico II, già addolorato per la cattura del figlio Enzo da parte dei bolognesi, stava cercando di rimettere insieme i vari pezzi del suo impero e, se non fosse morto, probabilmente per una banale dissenteria, certo ce l’avrebbe fatta. A tentare l’impresa fu suo figlio Corrado IV che però morì quasi subito, sicché ci provò Manfredi, il più amato dei suoi figli illegittimi. Manfredi fu sconfitto presso Benevento e ucciso da Carlo D’Angiò. Le sorti della casa Sveva furono allora affidate a Corradino, un sedicenne figlio di Corrado IV, che tentò di ripercorrere la strada del nonno scendendo verso il sud d’Italia. A Tagliacozzo fu affrontato sempre da Carlo D’Angiò e sconfitto. Il giovanissimo Corradino finì decapitato a Napoli e con lui terminò la dinastia Sveva in Italia.

Ma cosa sarebbe successo se Corradino avesse vinto la battaglia?
La storia da riscrivere sarebbe stata estremamente complessa se presa in ogni sua singola parte.
Ho invece privilegiato il Sud, per ovvie ragioni di provenienza (Donato è nato e vive a Molfetta, in provincia di Bari, NdP). Ebbene, se i discendenti di Federico II fossero sopravvissuti ai francesi, il sud - principalmente la Sicilia, la Puglia e la Basilicata - sarebbe stato al centro dell’Europa. Federico II aveva vissuto la sua fanciullezza a Palermo, in quella società cosmopolita ed eterogenea che era quella siciliana dopo la venuta dei Normanni sull’isola. Il giovanissimo futuro imperatore aveva patito la fame e bazzicato i bassifondi perché i suoi tutori imposti dal Papa pensavano esclusivamente al proprio tornaconto e non all’educazione di quel bambino che vestiva di stracci ma era già re di Sicilia.
Federico era visceralmente innamorato di quelle regioni, tanto che cercava di passare il maggior tempo in quelle terre. Forse quell’area dell’Europa fu il villaggio globale ante litteram, dove arabi, ebrei e cristiani, vivevano a stretto contatto tra loro, senza la minima insofferenza e ognuno pregando il proprio Dio. Ebbene, che sarebbe successo se gli Svevi avessero continuato a regnare?

L’Italia sarebbe stata al centro del mondo, e il Sud al centro dell’Italia.
Oggi l’Italia è il sud del mondo. E il Sud d’Italia, il sud del sud.
Colpa dei francesi che, a differenza dei romani conquistatori e riprendendo quella che una volta era normale abitudine dei faraoni egiziani, fecero di tutto per cancellare ogni segno della dinastia normanna nelle regioni meridionali.
Abolirono le Costituzioni Melfitane, ad esempio, che avevano anticipato di quattrocento anni la legislatura del nostro paese. Il trattato che portò il nome della cittadina in Basilicata proponeva una più giusta ed equa legge in un paese dove i nobili decidevano della vita e della morte dei propri sudditi non in base a vere colpe ma ai propri capricci o tornaconti.
Carlo D’Angiò rigettò il sud nel baratro dal quale Federico l’aveva risollevato, e ancora oggi ne subiamo le conseguenze.

Il Puer Apuliae fu combattuto da tutti, dai Baroni siciliani che volevano la piena libertà nei propri possedimenti, dai vari Papi che lo scomunicarono due volte, specie quando tornò vittorioso da una crociata senza aver ammazzato neanche un infedele, dalla Lega delle città lombarde che gli impedivano sistematicamente il passaggio tra la Germania e il sud d’Italia, subì sconfitte disastrose, come con i bolognesi o a Parma, fu fermato dai viterbesi, che però poi divennero suoi alleati. Insomma, a nessuno pareva andare a genio un potente illuminato.
Ma la storia ci insegna che più grande sei, più ti odiano e cercano di distruggerti. Illuminato imperatore o odioso tiranno che tu sia.


Tornando all’antologia, è bella e a tratti poetica la prefazione dello storico Franco Cardini.
Chi meglio di lui avrebbe potuto parlare di questo volume? E’ lui infatti che scrive: “L’autore ucronico (…) è tenuto al rigoroso rispetto della verosimiglianza storica ed è condannato a un immenso, infinito gorgo d’irrealizzate possibilità dalle quali mai emerge un percorso alternativo sicuro.” Il suo intervento è incentrato nella figura dell’ucronista che “…si condanna alla fatica di Sisifo…”
Poco dopo scrive, con visione apparentemente lapalissiana, ma molto profonda se ci si riflette un po’ su: “Quel che nella storia è accaduto non ha alcun titolo di maggiore verosimiglianza rispetto alle infinite cose che avrebbero invece potuto succedere, se non questa: che è avvenuto.” E se lo dice uno storico del suo spessore…

Tutta da gustare, sino all’ultima parola, l’eccezionale introduzione di Gianfanco De Turris - scrittore pluripremiato e giornalista di Radio RAI - che propone una analisi teorica dell’approccio con la storia, in genere quella più recente, che subisce a volte le manomissioni di chi è al potere (Orwell docet). Ma il Nostro propone anche un excursus librario con i riferimenti alle storie che hanno preceduto questa antologia e che trattano dell’Ucronia, facendo riferimento anche e soprattutto agli autori italiani. Un esempio da seguire sempre, qualsiasi sia l’argomento da trattare. Un lavoro corposo, preciso, intellettualmente validissimo, insomma, da tesi di laurea. Ma ci sarà mai una tesi di laurea sull’Ucronia? Chissà!

Gli autori che hanno dato il loro prezioso contributo alla realizzazione dell’opera sono, in stretto ordine di apparizione: Fabio Calabrese, con "Primavera sacra", Mario Farneti, con "Il fondatore", Errico Passaro, con "Marcia imperiale", Filoteo Maria (Leo) Sorge con "Sia quella l’ultima battaglia", Giulio Leoni con "La morte in casa De’ Bardi", Andrea Angiolino e Paolo Corsini con "Nuova spezia", Renato Pestriniero con "L’Ultimo Doge", Francesco Grasso con "Il sorriso di Madonna Lisa", Luigi De Pascalis con "Luna nera d’agosto", Franco Cuomo con "Cristina e il Re carbonaro", Enrico Rulli con "Il grande volo dell’Aquila Bicipite", Mauro Cimmino con "Il segreto di Carzano", Carlo De Risio con "Guerra lampo", Tullio Bologna con "Nei tempi duri…" Alessandro Bottero con "Cielo sereno", Danilo Arona con "‘A strinciuta", Giuseppe Magnarapa con "Fumata Bianca" e Pierfrancesco Prosperi con "L’esame".
Mai stato il sottoscritto in così strepitosa compagnia.

 

 

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