Lino Aldani, la fantascienza "umanista"...

Un breve excursus nell'opera di un importante, e oggi misconosciuto, autore italiano di fantascienza.
di Alberto Panicucci
[pubblicato su Fantascienza.com nel novembre 2005; su RiLL.it, con piccole modifiche, da agosto 2007]

“E’ un’autentica vergogna che [le opere di Lino Aldani] non si trovino neppure nelle librerie specializzate, un’imperdonabile vergogna cui bisogna cercare di riparare al più presto”. Questa frase è di Oreste Del Buono, uno dei più intelligenti intellettuali italiani della seconda metà dello scorso secolo, che tutti ricordiamo (fra le sue mille imprese) come direttore di Linus e del Giallo Mondadori.
E, devo dire, non si può che essere d’accordo.

Lino Aldani è per il grande pubblico, o almeno per i lettori della mia età (trent’anni circa), poco più che un nome sconosciuto, magari intravisto in qualche articolo su siti o riviste per appassionati di fantascienza. Ma in realtà è stato uno dei primi autori italiani a vedere riconosciuto (anche) all’estero il suo talento, su antologie e volumi di editori di tutta Europa, pubblicati dagli anni ’60 in poi.

Per questo è di particolare pregio l’iniziativa di Ugo Malaguti e della sua Perseo Libri che, dal 2002, ha riproposto le opere di Lino Aldani, da troppo tempo non presenti nel panorama editoriale italiano (provate a fare una ricerca sul pur fornitissimo Internet Bookshop).

Ontalgie è il primo volume della serie, poi seguito da Aria di Roma Andalusa e Febbre di Luna, tre raccolte di racconti e romanzi brevi che, insieme al romanzo La croce di ghiaccio e all’antologia Millennium (che ospita anche molti racconti di Malaguti), compongono l’opera omnia dell’autore lombardo, ormai ottantenne.

Ontalgie, a mio avviso la migliore delle tre belle raccolte, è in particolare un volume che non dovrebbe mancare ad ogni appassionato di fantascienza, desideroso di conoscere (anche) i maestri italiani del genere.
Il libro contiene venti racconti, scritti fra i primi anni ’60 e il 2002, tutti piuttosto brevi (circa dieci pagine l’uno) con la sola eccezione di quello di apertura, Labyrinthus.

Gran parte della produzione di Lino Aldani, infatti, si concentra proprio sulle storie brevi e, nell’arte difficile di scrivere racconti, questo autore si distingue sicuramente: non solo per la tecnica che sempre lo sostiene, ma soprattutto per l’originalità e il tocco personale che riesce a infondervi.

Se dovessi individuare il trait-d’union fra le sue tante storie che dalla scorsa estate ho letto in questo volume e negli altri che ho citato, direi sicuramente che il fulcro della produzione aldaniana è l’uomo: al di là delle trame, delle ambientazioni, delle futuristiche tecnologie e dei tanti aspetti della letteratura fantascientifica toccati in questi racconti, infatti, al centro della storia stanno sempre i personaggi, con le loro psicologie, debolezze, rimpianti, vizi e virtù.

Una”fantascienza umanista”, se vogliamo etichettarla, che mi ha colpito e incuriosito da subito… anche se, si capisce molto bene leggendo l’introduzione di Vittorio Catani a Ontalgie, il corpus delle opere di Lino Aldani è così ampio per tematiche trattate ed arco di tempo in cui sono state scritte che ogni lettore può trovarci “comodamente” la propria chiave di lettura, magari ben diversa dalla mia.

Non a caso, molti di questi lavori sollevarono, al momento della loro prima uscita, negli anni ’60 e’70, accese discussioni nel mondo italiano degli appassionati, che contestarono talvolta la scarsa “fantascientificità” o l’eccessivo “pavesismo” delle storie (nel senso che queste erano spesso e volentieri ambientate nel mondo rurale lombardo, o comunque caratterizzate da una forte cornice realistica, in cui l’approfondimento psicologico dei personaggi era particolarmente curato, a discapito degli elementi più strettamente “avventurosi” delle trame).

Lette oggi, le novelle di Lino Aldani riproposte nei volumi della Perseo Libri mi sono sembrate godibilissime, alle volte profonde e amare, altre “semplicemente” divertenti, con quella giusta alternanza di toni e spunti che è giusto aspettarsi da un autore che scrive da oltre quarant’anni (e non solo fantascienza o letteratura fantastica, visto che in effetti non mi sentirei di inserire nel genere alcuni testi contenuti nelle antologie… il che, sia chiaro, non riduce il valore complessivo delle raccolte).

Una menzione particolare merita per me Febbre di Luna, breve romanzo fantasy che dà anche il titolo a una delle raccolte della Perseo Libri.
Scritto a metà degli anni '80 da Aldani e Daniela Piegai (e già pubblicato, a quel tempo, dall'Editrice Nord, col titolo Sotto il segno della luna bianca) è una storia sorretta da un ottimo stile, che scorre e avvince, e che non disdegna nè intermezzi erotici nè originali spunti "sociali" (questi ultimi soprattutto nel finale, decisamente aperto su... l'alba di un nuovo mondo).

Concludendo: un autore da leggere e riscoprire, e una serie di volumi che si distinguono (anche) per la spiccata cura editoriale, che nessun appassionato lettore non potrà non notare e apprezzare.

Unica nota dolente: tutti i titoli del ricchissimo catalogo della Perseo Libri non sono distribuiti in libreria (purtroppo), ma reperibili solo tramite il sito della casa editrice.
Un vero peccato, che rende decisamente più arduo per gli amanti della fantascienza (e non solo) conoscere e reperire volumi invece davvero meritevoli di essere acquistati.

 

A inizio 2007, sempre per Perseo Libri, è uscito il nuovo romanzo di Lino Aldani, Themoro Korik, ambientato in un'originale Trieste notturna.

 

 

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