Il trionfo della volontà

Giulio Leoni ci presenta la sua ultima fatica: il mystery Il trionfo della volontà (ed. Aliberti), ambientato sul set dell'omonimo film della più grande regista del Terzo Reich, Leni Riefensthal.
[pubblicato su RiLL.it nell'ottobre 2005]

Uno dei periodi storici che maggiormente mi affascinano, oltre al Trecento italiano, è il drammatico intervallo tra le due Guerre mondiali. Visto da quello che era un punto di vista privilegiato: la Germania della Repubblica di Weimer.
E soprattutto le strade della sua capitale, Berlino. La città che è stata in quegli anni uno straordinario laboratorio di nuove forme e di nuove avventure, prima si sprofondare nella lunga notte del Nazismo. Quando gli stregoni e gli alchimisti delle tenebre hanno prevalso.

Ma prima quelle stesse strade sono state teatro di una straordinaria esplosione di creatività, di una immaginazione portata fino ai confini del limite estremo, un crogiolo di invenzioni, di forme nuove, di nuovi linguaggi.
A cominciare da quella che era allora la forma espressiva più dirompente, il cinema.

È in Germania che viene inventato il cinema moderno, quando le forme dell'espressionismo vengono coniugate con le nuove tecnologie che proprio l'industria tedesca delle ottiche e delle emulsioni fotografiche sta mettendo a punto.

Mi divertiva l'idea di esplorare il risvolto criminale di questa assoluta modernità: ma volevo che ad incarnare la figura del detective non fosse necessariamente un "addetto ai lavori", regista o attore che fosse.

Egon Meinecke, il personaggio che adesso è arrivato a vivere la sua terza avventura nel mondo delle ombre di celluloide, è paradossalmente un uomo agli antipodi del mondo di gesso e cartapesta in cui la sorte, e soprattutto la crisi economica degli anni Venti, lo ha trascinato. Ex ufficiale della Grande guerra, conservatore senza illusioni, tradizionalista senza bigotteria, mi sembrava lo spirito più adatto per penetrare in questo mondo dalla parte di dietro, attraverso i fondali dipinti.

Compare per la prima volta in La donna sulla Luna (ed. Il Giallo Mondadori, 2001), durante le riprese dell'omonimo film di Fritz Lang. Un film già di suo misterioso, per l'insolito destino che gli fu riservato dalla Gestapo, il primo film di fantascienza moderna condannato al macero per aver svelato forse troppo del futuro.

Poi Egon si prende una vacanza in Italia, e in Niente è quello che sembra (nell'antologia Giallosole, ed. Mondolibri, 2005) scende nella terra dei limoni al seguito di un regista del Regime, fanatico e ossessionato dall'idea di poter conversare con i morti, deciso a realizzare quello che dovrà essere il suo ultimo film.

E adesso ecco Il Trionfo della Volontà (in Ombre e Nebbie, ed. Aliberti).

Norimberga, 1934. Il Congresso del Partito Nazionalsocialista, la prima, delirante, apoteosi del Nazismo, l'allucinante cerimonia confezionata dall'architetto-ideologo Albert Speer per celebrare Hitler ed esaltare il Reich, impero millenario destinato a dominare il mondo.
Leni Riefensthal, la bella ed enigmatica regista amica del Fuhrer e dei gerarchi, è chiamata alla sua prima e importante prova: fissare l'evento in un grande documentario, esaltare la potenza dell'adunata attraverso la potenza dell'immagine. Anche Egon, responsabile della sicurezza per la casa di produzione cinematografica UFA, raggiunge la città sede di nuovi e antichi riti.

Un'atmosfera satanica accompagna l'evento, un'ombre cupa che Leni cerca di trasformare in un trionfo di luce. Ma un drammatico imprevisto arriva a complicare la situazione. Una giovane operatrice, di nome Marthe Venger, viene trovata morta ai piedi della finestra della sua camera d'albergo. Suicidio, disgrazia... o forse qualcos'altro, qualcosa di ben più inquietante. Marthe aveva girato la bobina n° 27, che è misteriosamente scomparsa dall'archivio delle riprese giornaliere.

Che cosa si nasconde in quel nastro di celluloide?
Cosa -o chi- ha ripreso Marthe, che non avrebbe mai dovuto inquadrare?

Egon indaga: sul delitto, naturalmente.
Ma anche, e forse soprattutto, sulla sua affascinante compagna di avventure. Perché, nella migliore tradizione germanica, in questo film è stato davvero evocato il Diavolo…

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