Il mio nome è Luigi Musolino e queste sono le mie storie

Intervista a Luigi Musolino su Oscure Regioni (volume 1), la prima antologia di suoi racconti fantastici curata da RiLL
di Alberto Panicucci
[pubblicato su RiLL.it nel dicembre 2014]

È ormai consuetudine che le antologie personali della collana Memorie dal Futuro siano chiuse da un'intervista all'autore dei racconti pubblicati nel volume. Con piacere proponiamo adesso on line le domande e le risposte dell'amico Luigi su Oscure Regioni (volume 1).

Luigi, per il 2014 l’autore di cui RiLL cura un’antologia personale sei tu. Che effetto ti fa?

Beh, posso dire che è un’enorme soddisfazione vedere riconosciuto il proprio lavoro da una realtà importante per la narrativa fantastica italiana come RiLL.

Questa antologia è un viaggio nel folclore italiano: ogni racconto è incentrato su un mito popolare regionale, sui mostri e i lati oscuri dell’immaginario del nostro paese. Come nasce l’idea di questo viaggio?

I miei primi racconti prendevano spunto dal folclore della mia regione, il Piemonte. Le leggende locali mi hanno sempre affascinato e nel corso degli anni ho cercato di documentarmi il più possibile. “Espandermi” anche a livello narrativo verso le altre regioni è stato un processo del tutto naturale.

Scrivere racconti così legati al contesto locale richiederà un’intensa attività di documentazione…

Fonti primarie d’informazioni sono i libri e Internet. Ma quando sono in trasferta, anche per una semplice vacanza, colgo l’occasione per curiosare nelle leggende del luogo. Anche i racconti di seconda mano di zii e nonni di amici e conoscenti sono un’ottima sorgente di notizie e vecchie storie.

Come hai scelto, fra le tante storie e leggende locali, quelle che hai poi inserito nei racconti?

Ogni regione italiana è zeppa di miti, il nostro patrimonio culturale in questo senso è vastissimo. Prediligo però i miti che hanno qualche collegamento con la realtà di tutti i giorni.
Per fare un esempio, pensiamo alle storie diffuse soprattutto al sud Italia inerenti la presenza di mostruose creature nei pozzi d’acqua: uno spauracchio per tenere i bambini lontani dal pericolo di precipitare in queste aperture, che sono effettivamente presenti nel territorio di quelle regioni.

In quale misura hai “piegato” gli originari miti locali alle tue esigenze narrative?

Spesso i nostri miti hanno un’aura fiabesca, tipica dei racconti narrati intorno al fuoco da vecchie comari.
Essendo uno scrittore horror, mi piace calcare la mano, conferendo a queste storie un aspetto decisamente più cupo e macabro. La leggenda alla base del racconto rimane comunque sostanzialmente molto simile a quella originale, seppur calata in un contesto moderno.

Del progetto di raccogliere in volume i tuoi racconti dell’orrore ispirati alle storie popolari italiane, un racconto per regione, noi ti sentiamo parlare da alcuni anni, da quando cioè ci incontriamo per le premiazioni del Trofeo RiLL… Quanto speravi di vederlo un giorno realizzato davvero?

Il progetto è molto ampio e porta via parecchio tempo, proprio a causa del lavoro di documentazione cui accennavo prima. Vedere pubblicata la prima metà dell’opera è un passo molto importante e l’occasione si è presentata prima di quanto pensassi.

Corollario alla precedente domanda. Quando completerai i dieci racconti regionali “mancanti”, permettendoci di pubblicare il secondo volume?

Spero il prima possibile, alcune storie sono già concluse e altre soltanto imbastite, purtroppo o per fortuna non sono un autore che lavora “a comando”, ma solo seguendo l’ispirazione.

E quando leggi? Hai degli autori di riferimento?

Tra i miei autori preferiti non posso fare a meno di citare Dino Buzzati, Eraldo Baldini, Carver, Lovecraft, Matheson e Danilo Arona.

Oltre che lettore e scrittore, tu hai lavorato anche come curatore e traduttore. Hai curato, tra l’altro, due antologie di racconti di Carl Jacobi, e collabori con la rivista letteraria Studi Lovecraftiani. Cosa hai tratto da queste esperienze in ambito editoriale?

Sono state esperienze fondamentali per calarsi al 100% in un testo, specie per quanto riguarda la fase di revisione. Procedimento minuzioso che applico anche ai miei scritti, che rivedo più e più volte, sinché non sono completamente soddisfatto.

In uno dei tuoi racconti definisci la vita “uno scivolo affacciato sull’Abisso”, frase che è un po’ il sunto delle storie in questa antologia, nelle quali persone comuni (tanto comuni che è impossibile non riconoscersi in loro) dei giorni nostri (come ambientazione non si va mai più indietro degli anni ‘70) si imbattono in mostruosità orrorifiche. È la tua personale “visione del mondo” o semplicemente il tuo manifesto programmatico letterario?

È una visione che sento pienamente mia, non solo a livello letterario. L’Abisso è il Grande Imprevisto nella vita di tutti i giorni, sempre pronto a spalancarci e inghiottirci, è l’Inaspettato a cui pensiamo di rado, ma che è dietro l’angolo, pronto a ghermirci. Nelle mie storie è spesso rappresentato da una creatura o un evento soprannaturale, che in fondo non sono altro che lo specchio delle cose che più ci terrorizzano: la solitudine, la malattia, il distacco, la perdita.

E tu… di cosa hai paura?

Ho paura di un sacco di cose, ma quella che mi spaventa di più è l’incomunicabilità di certi pensieri o sensazioni. In questo la narrativa può esserci d’aiuto.

In quarta di copertina c’è una tua piccola biografia, che ti presenta ai lettori. C’è qualcosa da aggiungere, su Luigi Musolino?

Posso aggiungere che la genesi di Oscure Regioni è stata piuttosto travagliata e che il volume vede la luce dopo un periodo turbolento. È stato però un lavoro in qualche modo catartico e spero che i lettori possano rispecchiarsi nelle paure e nelle sfide che popolano questo volume.

Luigi Musolino
Oscure Regioni
Racconti dell’orrore (volume 1)
Wild Boar Edizioni
158 pagine, euro 12 (spese postali incluse)
Illustrazione di copertina: Jessica Angiulli e Lucio Mondini - Diramazioni
Grafica di copertina: Valeria De Caterini

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