A Lucca sempre

Donato Altomare, scrittore e giurato del Trofeo RiLL, ci racconta la sua partecipazione a Lucca Comics & Games 2006...
[pubblicato su RiLL.it nel dicembre 2006]

Il riferimento a Lucca è arcinoto agli amanti della fantascienza.
Alcuni anni fa Carlo Fruttero e Franco Lucentini si lasciarono scappare una frase che è diventata famosa quanto e forse più dei loro libri di genere: un disco volante poteva atterrare ovunque, tranne che a Lucca.

Questa affermazione ha due interpretazioni. Prima di tutto la più ovvia, e cioè che una storia di fantascienza non può essere ambientata in Italia, in secondo luogo che gli autori italiani non sono in grado di scrivere fantascienza.

Facendo il verso a questa infelice battuta - infelice perché noi autori italiani dobbiamo a questi preconcetti il fatto di essere stati conosciuti e apprezzati molto tardi dai lettori - anni fa la Perseo editrice pubblicò una antologia di autori italiani dal titolo A Lucca, mai! (Narratori Europei di Science Fiction, a cura di Ugo Malaguti e Mario Tucci, Perseo Libri).

Ebbene, ho fatto il verso al verso col mio titolo. Perché? Semplice, perché a Lucca bisogna andarci almeno una volta nella propria vita, come alla Mecca, giurarci intorno alle mura diverse volte prima di trovare il varco opportuno (come è capitato a me e a mia moglie) e finalmente assistere alla sarabanda di Lucca Comics & Games.

Tanto grande è la fiera che è divisa in due, i Games fuori, sotto tende saracene, e i Comics entro le mura. Ma se avete un solo giorno scordatevi di poterle visitare entrambe.

Il 3 novembre scorso, venerdì mattina, mi son messo in macchina con mia moglie alle otto partendo da Potenza... io vado dappertutto in auto.
Dovevamo essere a Lucca per le 17:30, c’era la premiazione del Trofeo RiLL di cui sono giurato. Una bella tirata, non c’è che dire, con alcune soste compresa quella per pranzare, ma siamo giunti senza affanno in albergo e poi in fiera.

L’impatto è stato eccezionale.
Le tende bianche che spiccavano sulle mura abbrustolite dal sole e dal tempo, suoni, voci, grida. Gente in costume che prendeva molto seriamente il proprio compito. E una frotta di ragazzini che affollava ogni stand, in cerca di cose che a me era difficile persino capire che fossero.
Un serpente di figuranti in costumi cavallereschi e armati, che inneggiava a non so quale scontro, si snodava tra la gente. Ragazzi dagli occhi rossi - probabili lenti a contatto, non osando pensare ad alcuni medicinali che rendono leggermente rossi gli occhi (esattissimo Donato, non stuzzichiamo la Narcotici!, NdP) -, una ragazza vestita da Wonder Woman con gambe e braccia nude nella fredda, ma davvero fredda, giornata e un bellissimo troll truccato magistralmente, che si aggirava incutendo ammirazione più che terrore.

Insomma, il tempo di guardarsi intorno ed è giunta la premiazione.

Con l’amico Andrea Angiolino (e non solo), abbiamo fatto da spalla al nostro anfitrione, quell’Alberto Panicucci che, coadiuvato dalla efficientissima banda dei RiLLini, una ne pensa e cento ne fa, per pubblicizzare il Trofeo e le sue antologie (sempre TROPPO buono: l’onore di collaborare con voi è tutto mio, anzi, nostro!!, NdP).
Ho avuto il privilegio di premiare il vincitore, Alessandro Conti, e ho spudoratamente approfittato del microfono per tessere gli elogi del racconto suo personale, Oh, giorni di sole, e della qualità in generale dei racconti giunti in finale al concorso, ma andando oltre e parlando del racconto come pilastro della narrativa.

Anni fa, durante un convegno di fantascienza, una neo-autrice, forse emozionata, si lasciò andare alla classica stupidaggine affermando che un racconto è poca cosa, che si scrive con facilità, mentre il romanzo è molto più impegnativo. Cosa che scatenò un coro, roco e stonato ma deciso, di proteste tra i presenti. Era follia pura parlar male del racconto quando il 90% dei presenti si erano formati e poi sono diventati famosi scrivendo racconti.

A Lucca ho spiegato al pubblico attento che scrivere un racconto è più difficile che scrivere un romanzo, poiché in poche pagine occorre ambientare la storia, caratterizzare i personaggi, dar loro spessore e raccontare qualcosa che abbia un senso e che piaccia. Senza parlare del finale che non può essere né scontato né banale come accade per la stragrande maggioranza dei romanzi. Difficile, molto difficile, soltanto i grandi autori di fantascienza sanno scrivere buoni racconti. Tanti di più sanno scrivere romanzi, ma il racconto è una prova di abilità che molti rifuggono inquanto di estrema difficoltà.

C’è stato un piccolo dibattito, si è parlato per circa un’ora senza accorgersi del tempo che passava e quando siamo giunti alla fine ho avuto la netta impressione di aver fatto qualcosa di buono, non la solita premiazione con nomi e applausi, ma anche un momento di riflessione e, perché no, di qualificazione.

In serata l’odissea. Né iliadica - perdonatemi il brutto neologismo - né marziana, ma il nostro disperato tentativo di trovare, per la cena "RiLLini & friends", un ristorante all’interno di un chiostro all’interno di un palazzo all’interno di un quartiere all’interno della parte di Lucca che è all’interno delle mura è stato frustrato dall’insuccesso. Tre volte il giro dei bastioni, tre volte abbiamo commesso un’infrazione entrando nelle porte ad accesso limitato ai residenti. Tre volte siamo stati respinti dalle strade deserte e dai pochi passanti ai quali chiedevamo informazioni. Nein… non essere italiano… no… I'm americana… no… non siamo di Lucca… insomma, ma da qualche parte dovevano esserci gli abitanti della città vecchia!
In un momento di sconforto mi è venuta voglia di gettarmi contro qualche portone e battere energicamente i pugni per capire se non fossimo gli unici esseri viventi a gironzolare per le stradine contorte, ma il timore che qualcuno si affacciasse e cominciasse a urlare dalli all’untore, dalli all’untore mi ha frenato. Il più forte è stato uno su un vespino, che abbiamo quasi placcato, il quale ha atteso con pazienza che terminassimo di chiedergli informazioni, poi ha detto: Ma siete quasi al chiostro. Lì, indicando una stretta via alle nostre spalle che avevamo percorso una quindicina di volte, di lì, andate un po’ avanti… poi leggermente a sinistra e ancora a destra, accompagnando la spiegazione con cenni della mano che serpeggiava sinuosa, e poi siete lì… insomma capito? Ci siete già! Lasciandoci a quel punto nello sconforto più nero, certi di essere diventati improvvisamente stupidi.
Finalmente, dopo vari tentativi e grazie all’uso del cellulare che in alcune parti della città prendeva, siamo riusciti a trovare un amico in grado di condurci a cena. Che è stata ottima, ottima la compagnia, ottima la chiacchiera. Alle undici abbiamo così deciso di ri-avventurarci fuori per tentare di rintracciare l’auto. Lasciando ai RiLLini la raccomandazione: Se alle undici di domattina non ci vedete giungere al vostro stand venite a cercarci tra le stradine della città vecchia.

Il sabato mattina è stato ancor più caotico del giorno precedente.
Come un fiume in piena centinaia di visitatori si accalcavano alla biglietteria, fiume ingrossato da decine di rivoli composti da gruppi di ragazzi che provenivano da ogni parte, tutti ansiosi di immergersi nel gran caos ordinato della manifestazione.
Ancora travestimenti, ancora folletti e maghe e cavalieri - che combattevano davvero fuori in un recinto - e superuomini.
Con mia moglie abbiamo guardato tutto, osservando chi giocava, chi dipingeva e chi semplicemente comprava. Anche noi siamo tornati a casa con uno gnomo portafortuna. E che portasse fortuna non lo sapevamo, ci è piaciuto non appena l’abbiamo visto. Speriamo bene.
Per la verità avrei voluto comprare un magnifico spadone vero, pesante e luccicante, ma lo sguardo omicida di mia moglie mi ha fatto desistere (grande Donato!, NdRiLLini tutti).

Alle dodici e trenta nuovamente sul palco a presentare l’antologia del Trofeo RiLL, l’ultima pubblicata, Sognando Mondi Incantati (Nexus editrice).
E’ lì che Alberto ha rigirato il coltello nella piaga ricordandomi la frase incriminata su Lucca, è lì che siamo tornati a parlare del racconto, è lì che abbiamo passato un’altra ora molto interessante tra amici e amici degli amici.
E’ lì che ho fatto notare l’originalità del Trofeo RiLL, che non vincola il racconto a un genere specifico come la maggioranza dei concorsi (solo di fantascienza, solo fantasy, solo horror, ecc.), ma lascia ampio spazio al genere purché possa intendersi ‘sufficientemente’ fantastico. E questo è molto importante poiché vi sono molti racconti che, pur essendo non "ortodossi", non possono essere inquadrati in un genere specifico, quindi sarebbero tagliati fuori da qualsiasi concorso se non ci fosse il Trofeo RiLL.

Che dire di più. Nella bailamme di suoni, voci e visi più o meno normali quello che mi ha colpito di più è stata la… donna delle pulizie. Si aggirava per la fiera con la scopa e la paletta. Il suo sguardo era, come dire… perso. E ogni tanto i suoi occhi guizzavano increduli da qualche parte, fissando persone e cose, per tornare sconcertati a inseguire cartacce che spesso parevano dotate di vita propria...
Mi sono chiesto chissà cosa quella donna stesse pensando di tutti noi in quel momento.
Ma mi son detto che sarebbe stato meglio non saperlo.

Nella foto: la presentazione di Sognando Mondi Incantati a Lucca Comics & Games 2006. Da sinistra, sul palco, Luca Giuliano, Alberto Panicucci, Donato Altomare e Andrea Angiolino.
(foto di Roberto Ruffino)

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