A Lucca? Adesso sì!

Il report completo della presentazione di Viaggio a Mondi Incantati, la terza antologia di racconti fantastici legata al Trofeo RiLL, a Lucca Comics & Games 2005
[pubblicato su RiLL.it nel dicembre 2005]

Domenica 30 ottobre 2005, ore 11:30.
Mentre la fiera riparte, ancora un po’ sonnolenta, frastornata dall’affollatissimo sabato di inaugurazione e dall’ora legale appena tornata in vigore, noi RiLLini - insieme con gli amici e giurati Franco Cuomo, Renato Genovese, Luca Giuliano e Giulio Leoni - presentiamo al pubblico della manifestazione la terza antologia di racconti legata al Trofeo RiLL, Viaggio a Mondi Incantati, edita come nel 2004 dalla Nexus.
Ecco qui, per tutti voi, un resoconto di quell’incontro….

Francesco Ruffino:
Buongiorno a tutti e benvenuti. Siamo qui per presentarvi Viaggio a Mondi Incantati.
Cosa è Viaggio a Mondi Incantati? Proveremo a spiegarvelo nei prossimi trenta minuti. Tanto per cominciare, possiamo dire che è un libro, non un fumetto, né un gioco, anche se c’è un gioco che parla di questo libro (Franz si riferisce al gioco di comitato del Trofeo REFiLL, ma questa è un’altra storia…, NdP). E, prim’ancora dei suoi contenuti, possiamo notarne la splendida copertina, ennesimo gradito regalo di Valeria De Caterini.

Per parlarvi di questo libro e del suo contenuto abbiamo con noi alcuni amici: Giulio Leoni, scrittore vincitore del premio Tedeschi, giallista affermato nonché esperto di Futurismo ed appassionato di illusionismo; Renato Genovese, responsabile di Lucca Comics & Games, manifestazione che patrocina il volume, cui quindi toccherà spiegare perché una fiera dedicata a fumetti e giochi decide di sponsorizzare un prodotto che non è né l’uno né l’altro; poi Edoardo Cicchinelli, che è con me uno dei curatori del volume; Franco Cuomo, anche lui giurato del concorso e scrittore, due volte finalista al premio Strega e, infine, Luca Giuliano, sociologo e autore di giochi, giurato storico del Trofeo RiLL, che ci sostiene in questa iniziativa sin dalla prima edizione.

Fatte le presentazioni, lascio il microfono ai nostri ospiti, e per primo a Renato…

Renato Genovese:
Vorrei rispondere subito alla tua domanda, Francesco: perché Lucca Comics & Games sostiene questa iniziativa editoriale?
Semplicemente, per colpa di RiLL e di chi ne fa parte, i RiLLini, che si presentano ed operano ormai da anni in modo estremamente professionale nel campo della narrativa fantastica. La colpa di tutto è loro perché con pervicacia perseguono questo progetto da anni, facendolo crescere nel tempo. La colpa è loro, e vedete a questo punto quante responsabilità hanno, perché sono riusciti a coinvolgere nel Trofeo RiLL giornalisti, autori e scrittori, di giochi, di letteratura fantastica e non… e così anche noi di Lucca Comics & Games non abbiamo potuto che fare lo stesso, “cedendo” davanti al loro entusiasmo…

Di recente abbiamo festeggiato il decennale del legame fra la fiera e il Trofeo RiLL, legame che si esprime pienamente in questa antologia e nelle due che l’hanno preceduta.
Quest’anno, poi, io sono stato anche chiamato a fare il giurato… un’esperienza esaltante, ma anche fonte di “preoccupazioni”, per certi versi. I membri delle giurie di premi letterari dicono spesso che il loro è un lavoro faticoso, e davanti a questa affermazione viene sempre da chiedersi cosa hanno poi fatto, i giurati: devono leggere qualche racconto, mica spostarne pacchi su pacchi!
Il che è indubbiamente vero, ma in questo caso non considera il problema della qualità delle opere pervenute, quelle finaliste che ognuno di noi giurati deve valutare, dopo la selezione fatta dai RiLLini. Una qualità che lascia sbalordito, per opere di autori esordienti, e da cui discende la grande fatica di individuare quelle che - per scrittura, originalità o altri motivi - meritano più delle altre di essere segnalate: si inizia leggendo tutto e scegliendo una prima rosa di candidati, che poi si passa a sfoltire (a malincuore), magari recuperando qualche testo, dopo averci riflettuto un po’ di più… e alla fine, credetemi, è un lavoraccio! Specie se, per quanto riguarda tutti i giurati del Trofeo RiLL e me, viene fatto con passione e genuino interesse.

Io quindi ringrazio RiLL per aver scelto Lucca Comics & Games, una manifestazioni che ha natura non solo commerciale ma anche spiccate caratteristiche artistiche ed un forte interesse per la letteratura fantastica, si pensi agli ospiti di quest’anno, come George Martin, Margaret Weis e i qui presenti Franco Cuomo e Giulio Leoni.
Come fiera il nostro obiettivo è rappresentare in modo completo tutti quei mondi ed universi che guardano allo stesso immaginario, quello della fantasia: nei nostri padiglioni il pubblico può trovare il fantasy, l’horror, il giallo, il western e così via, l’uno accanto all’altro. Non a caso la manifestazione ha un doppio nome (Comics & Games), per affermare appunto che non ci sono entità o fantasie separate, ma passioni comuni, anche se magari espresse in diverse forme…. e agli appassionati offriamo proprio la possibilità di viaggiare in tutti questi mondi nel corso delle giornate della fiera. Anche per questo siamo e sono felice di essere qui per parlare di questo Viaggio, che segue altri Mondi Incantati che tutti ricordiamo e che non sarà certo l’ultimo, perché continueremo certamente a sostenere RiLL negli anni a venire.

Francesco Ruffino:
Edoardo, passiamo a parlare del libro. Un lettore cosa ci troverà?

Edoardo Cicchinelli:
Viaggio a Mondi Incantati è la terza antologia legata al Trofeo RiLL, patrocinata dalla fiera e dal Comune di Lucca, edita e distribuita in libreria dalla Nexus.
La formula del volume è quella di un anno fa, in buona sostanza, articolata in tre sezioni: la prima relativa ai racconti del Trofeo RiLL, quelli premiati in diverse edizioni, la seconda composta da racconti di giurati del concorso, come Franco e Giulio, che sono adesso qui con noi. La sezione dei giurati è particolarmente importante, pensiamo, perché i nostri giurati, scrittori e giornalisti, partecipano attivamente alla raccolta e all’iniziativa, accettando il confronto con gli autori esordienti che hanno contribuito a far premiare. Il confronto, poi, è ampliato con la terza sezione, dedicata ai racconti fantastici italiani scritti a cavallo fra Ottocento e Novecento… e su tutto questo lascerei la parola a Franco e Giulio…

Franco Cuomo:
Penso che la peculiarità principale di un premio come il Trofeo RiLL sia che è fondato sul racconto. E’ molto importante un’iniziativa come questa, che dà spazio editoriale al racconto, e prima ancora stimola scrittori e aspiranti scrittori a scriverne, cercando poi di portare il pubblico a leggerne.

Il racconto purtroppo è un genere in via di estinzione. Non si scrivono più racconti, gli editori stessi non li vogliono: se uno scrittore, anche affermato, importante, tra un romanzo e l’altro propone una raccolta di racconti al suo editore questi difficilmente la considererà, forse per la convinzione (l’equivoco) che il racconto commercialmente tiri meno. In tal modo, si finisce per disabituare il grande pubblico alla frequentazione del racconto, questo genere così particolare, raffinato, difficile da confezionare, orientandolo “solo” verso i romanzi di grande respiro che, per carità, sono fondamentali e importantissimi, ma non possono supplire a questa mancanza nel campo dell'offerta editoriale.

In passato il racconto invece era un genere di grande consumo: i giornali li pubblicavano, c’erano molti editori specializzati… oggi le cose vanno diversamente, quindi un concorso letterario che stimola tantissimi a scrivere racconti e che poi si concretizza in un’antologia che, puntualmente, pubblica i racconti dei partecipanti e dei giurati ripescando per di più quelli di autori dell’Ottocento e del primo Novecento, andati perduti e che alle volte sono degli autentici gioielli, ecco, un’iniziativa come questa merita oggi ogni plauso e ogni incentivo per la sua espansione.

Francesco Ruffino:
Per la precisione, quest’anno sono arrivati 289 racconti. Ma prego, Giulio…

Giulio Leoni:
E’ vero, come dice Franco, che il racconto non gode oggi di buona salute nel panorama editoriale italiano. Anzi, in realtà anche in quello mondiale: nel mondo anglosassone, infatti, dove esiste e resiste l’uso della pubblicazione di antologie, queste sono sempre più “libri mascherati”, nel senso che i racconti sono tutti di uno stesso autore, oppure c’è un filo conduttore molto forte fra essi, o sono legati e “trainati” dalla figura del curatore (ad esempio, un’antologia curata da Stephen King viene fatta passare e venduta come una sua personale di racconti).

Il racconto gode di “cattiva stampa” perché è considerato uno strumento, una forma espressiva facile, cosa che non è assolutamente vera. In questo senso, i quasi 300 racconti dell’ultima edizione del Trofeo RiLL sono "troppi", nella misura in cui questa mole indica che tanta gente pensa che sia facile scrivere racconti efficaci.
E’ sin dagli anni di scuola che viene in qualche modo inculcata (tramite la lettura di sunti ecc.) l’idea del racconto come “via semplificata” per il romanzo. Un’idea completamente sbagliata, perché è molto più difficile scrivere un bel racconto che un bel romanzo.
Il racconto, infatti, ha caratteristiche tecniche assolutamente peculiari, è una struttura implacabile: se nell’economia di una narrazione lunga possono infatti esserci delle pagine sbagliate, degli scivoloni, delle cadute, che poi l’autore con mestiere riprende, corregge, compensa, invece il racconto (essendo una sintesi di intuizione ed espressione, come diceva il buon don Benedetto) (Croce, NdP) o si realizza pienamente e con efficacia nelle sue poche pagine o finisce per diventare quasi uno spreco di parole.
Per questo motivo gli scrittori professionisti, e quelli più accorti, appena si fanno un po’ di nome smettono di scriverli, perché sanno benissimo che è più facile bruciarsi con un racconto sbagliato che con un romanzo non riuscito. Di conseguenza, gli editori prendono atto di questo e rifuggono dai racconti. Infine, ci sono i lettori, che i racconti non li vogliono, diciamo la verità. Non vorrei infatti alimentare l’idea degli editori “cattivi” che non puntano sul racconto o lo affossano….
Il fatto è che, negli ultimi venti anni, lo spazio occupato dai racconti nella produzione di immaginario è stato sostituito dalla fiction, dai telefilm: la narrazione breve ormai la cerchiamo in TV, mentre in libreria cerchiamo storie lunghe.

L’effetto combinato di tutti questi fatti è che oggi quasi non si scrivono e pubblicano racconti.
Ben venga quindi una iniziativa come il Trofeo RiLL, volta alla rivitalizzazione del racconto, specie quello fantastico, un genere a lungo mortificato nel nostro paese.

Penso di parlare di qualcosa che anche Franco ha conosciuto ricordando ora quel “clima plumbeo” durato in Italia sino agli anni ’80, quando il racconto fantastico era bandito.
Rammento che, da giovane, andavo a cercare disperatamente i racconti di Lovecraft, uno scrittore di cui avevo sentito parlare, che mi incuriosiva e che mi dicevano avesse ripreso in qualche maniera le opere di Poe (di cui, come tutti gli adolescenti, ero un grande ammiratore). Insomma, volevo assolutamente conoscere Lovecraft, ma…. in Italia, la prima edizione delle sue opere, parziale e tagliata per di più, venne fatta da Urania, a cura di Fruttero e Lucentini, solo alla fine degli anni ’70! E con un tono di grande sufficienza, come a dire: “Tra tante fregnacce che pubblichiamo vi offriamo anche queste, vah!”… ed infatti quell’edizione mondadoriana di Lovecraft non ebbe seguito, e noi lettori dovemmo aspettare quella SugarCo, negli anni ’80 però!

Purtroppo, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, dal 1945/46 in poi, in Italia si decise che la narrazione di fantasia usciva dal campo della “decenza”. Lo decisero, insieme, il mondo della scrittura accademica, dell’università, e quello della critica (o quel che ne restava, allora).
Non era “decente” raccontare storie al di là del fattuale, del reale, e a questa posizione seguì un “veto” talmente forte, ferreo ed omogeneo che tutto il sistema editoriale, anche quello pseudo-alternativo, si attestò su questa linea.

La narrazione di fantasia, quindi, scomparve, in Italia.
Dico scomparve perché invece prima era nata e si era sviluppata bene, penso ad esempio alle opere di Scerbanenco (prima della guerra) o a Salgari, l’inventore del romanzo fantastico italiano.
Così, di fantastico e racconti fantastici italiani non si parlò più fino ai primi anni ’80.
E, oggi, le porte sono aperte? No: pubblicare un’antologia di racconti fantastici resta un’impresa non da poco e come tale va sostenuta, perché c’è un filo di eroismo in iniziative come questa.

Francesco Ruffino:
Davanti alle tue parole, Giulio, devo dire che ricevere 289 racconti è per noi un successo nella misura in cui questa mole di materiale indica la nostra capacità di diffondere la notizia del Trofeo, anche se la quantità non è sinonimo di qualità, ovviamente. Senza dubbio, come tu dici, il racconto sembra una forma espressiva semplice, ma non lo è, anzi, implica la conoscenza di tutta una serie di tecniche e stratagemmi che non sono familiari a tutti i partecipanti…

E a questo punto vorrei chiedere a Luca Giuliano, sia perché è un sociologo sia perché ci segue da sempre, se e come ha visto cambiare l’immaginario fantastico degli italiani, da questo punto di osservazione che è il nostro concorso. Come è cambiato il Trofeo RiLL e come sono cambiate le fantasie che gli autori partecipanti ci raccontano, anno dopo anno?

Luca Giuliano:
(ridendo) Questa domanda è molto più difficile di quelle che hai fatto a tutti gli altri!
Ma proverò a rispondere, in qualche modo, anche arrampicandomi sugli specchi…

Una premessa: io non sono uno scrittore di racconti e romanzi, scrivo sostanzialmente saggistica (universitaria) e giochi, non altro. Se un domani decidessi di scrivere narrativa, poi, probabilmente punterei sul romanzo, non sui racconti che, ha ragione Giulio, sono un’arte difficile davvero.

Come è cambiato il Trofeo RiLL, dal ’95 a oggi?
Beh, in questi anni io ho visto cambiare progressivamente i racconti che mi arrivavano, cioè quelli della rosa finalista, ho visto mutare il concetto stesso di immaginario che era alle loro spalle.
Il Trofeo RiLL è nato a metà degli anni ’90 nel mondo dei giocatori di ruolo, che allora (e sempre più) iniziavano a scrivere perché proprio il gioco di ruolo li aveva spinti a leggere di più; e, in quel periodo, i giocatori cominciavano a scrivere storie che in parte magari avevano anche vissuto nelle loro partite, all’interno dei loro giochi. Col tempo, il Trofeo RiLL è cresciuto come numero di iscritti e questo ha stemperato il suo “status” originario di concorso di narrativa legato ai giochi di ruolo: ormai partecipano (e magari vincono) tante e tante persone che nemmeno sanno cosa sono i giochi di ruolo, ma che amano scrivere (e questo basta, ovviamente).
Penso però che un certo legame con le origini del premio, con il mondo ludico e chi ne fa parte esiste ancora… e il fatto di vedere Francesca Garello (la vincitrice della decima e undicesima edizione, NdP), là nel pubblico, che fa segno di sì con la testa me lo conferma, visto che lei stessa è (o almeno era) una giocatrice di ruolo.

Ricordo poi che, nelle prime edizioni del concorso, scattava puntuale la discussione fra noi giurati se questo o quel racconto finalista fosse fantastico o meno.
Per un certo periodo io sono stato fra i giurati più restii, sotto questo aspetto, e decisamente affezionato al collegamento fra i testi ricevuti e l’immaginario ludico, ma alla fine, ormai da molti anni, ho “mollato gli ormeggi”.

Oggi i racconti che arrivano in finale sono sempre di qualità davvero buona, di genere fantastico a tutto tondo, senza dubbio.
Personalmente, credo che questo indichi la bontà del lavoro di selezione, un lavoro incredibile, visto che - sono d’accordo con Giulio - 300 racconti sono “quasi” troppi (ed immagino anche che molti non siano nemmeno di qualità). Già per noi giurati, lo diceva Renato, è molto difficile lavorare su 10 racconti, è una vera e propria tortura vista la loro qualità, ma per chi fa la prima selezione… è sicuramente molto peggio!

Quanto all’immaginario fantastico degli autori partecipanti, mi sembra che nella forma espressiva del racconto venga sempre più manifestato un senso di disagio, penso collegato alla realtà quotidiana. La fantasia e il mondo reale, infatti, sono strettamente collegati, non sono slegati fra loro come si può pensare e si è a lungo pensato: il fantastico, il gioco di ruolo, tutte le forme in cui si esprime la fantasia non sono una fuga dalla realtà!

A questo proposito, condivido in pieno il discorso di Giulio, sul lungo ostracismo nei confronti del fantastico praticato in Italia dagli anni ’50 e ’60, purtroppo proprio dalla parte politica in cui io mi riconosco, e che decise che questa roba qui era sbagliata, di destra, e quindi da ignorare e da non praticare. Il che ha fatto sì che di questo grande patrimonio culturale si siano “impossessate” anche persone di grande valore, ma con orientamenti politici molto lontani dai miei… il che, personalmente, mi ha pure creato dei problemi, perché mi trovavo ad avere passioni che nella mia area erano considerate sbagliate, “sconvenienti”!
Invece, ripeto, l’immaginario degli italiani si vede anche attraverso il fantastico (i romanzi, i racconti, il cinema…); realtà e fantasia sono strettamente intrecciate, e questo oggi nessuno può più contestarlo.

Francesco Ruffino:
Luca, mi sembra che alla fine hai risposto in pieno alla mia domanda. Credo sia giusto dire che io te l’ho posta esattamente come me la fece un giornalista della RAI la scorsa estate, in un’intervista radiofonica sul Trofeo RiLL.
Per la precisione, mi chiese se la guerra aveva influito sui temi dei racconti che ci arrivavano… ed io, candidamente, risposi di no.

Luca Giuliano:
Mah… la guerra inquanto tale no, credo che il discorso su questo punto sarebbe molto più ampio, volendo proprio farlo.

Francesco Ruffino:
…non basterebbero, però, i pochi minuti ancora a nostra disposizione.
Vorrei invece che Edoardo li spendesse tutti a parlare della sezione dell’antologia dedicata ai racconti fantastici di un secolo fa o giù di lì, e all’intervista che chiude il volume.

Edoardo Cicchinelli:
La terza sezione del libro di quest’anno (e di quello dell’anno passato) è nata come un gioco: facciamo finta che il Trofeo RiLL non abbia dieci, ma cento anni, e cerchiamo di trovare materiale di quell’epoca che avrebbe potuto partecipare al concorso.
Nel 2004 ci siamo concentrati sull’Ottocento, quest’anno più su opere scritte nei primi anni del Novecento, per una ricerca, quindi, a cavallo dei due secoli. Una ricerca, devo dire, sorprendente, perché abbiamo scoperto un mondo di opere, autori e fantasie ben diverso da quello che ci aspettavamo, sulla base delle reminiscenze scolastiche che tutti abbiamo.

Fra gli autori pubblicati in Viaggio a Mondi Incantati c’è ad esempio Guido Gozzano, scrittore e poeta che, ad inizio Novecento, quando andava per la maggiore l’idea del “poeta-vate”, alla D’Annunzio, si definiva molto più modestamente “un coso con due gambe”. E poi Federigo Tozzi, un autore importante e seriosamente studiato a scuola, che “in realtà” discendeva da una famiglia che gestiva la più importante trattoria di Siena e non vedeva l’ora di ereditare le ricchezze paterne per scialacquarle con l’amante…

Infine, come tu accennavi, Francesco, il volume di quest’anno si chiude con una postfazione decisamente particolare, in forma di intervista, a Maurizio Nichetti, forse l’unico regista italiano che si occupa di fantastico oggi, e che nel suo intervento ci parla proprio della difficoltà di fare film di questo genere nel nostro paese, difficoltà che poi sono le stesse (o comunque molto simili) a quelle che si incontrano in campo letterario, e di cui si è trattato ampiamente nei precedenti interventi.

Francesco Ruffino:
Benissimo, con questo credo che la presentazione possa considerarsi conclusa… Grazie a tutti voi per aver partecipato!

Renato Genovese:
Un momento… rubo un ultimo minuto all’incontro successivo.
E’ stata una presentazione molto stimolante, e vorrei concluderla in un modo che mi pare adeguato.

Nel 1962, Fruttero e Lucentini, due importanti scrittori italiani a lungo anche direttori della collana Urania di Mondadori, dissero, in una trasmissione radiofonica, che la letteratura fantastica italiana, in particolare quella fantascientifica, non poteva avere un futuro. Dissero, precisamente, che un disco volante non sarebbe mai potuto atterrare a Lucca. Indicarono Lucca per dire una città qualunque, media, come avrebbero potuto dire Caltanissetta o citare la casalinga di Voghera…
Bene, oggi, nel 2005, posso dare una risposta lapidaria a quell’affermazione: adesso sì!

(applausi)

Nella foto: Giulio Leoni, Renato Genovese, Francesco Ruffino, Edoardo Cicchinelli e Franco Cuomo (da sinistra), sul palco della Sala Incontri di Lucca Games, intenti a presentare Viaggio a Mondi Incantati. (foto di Carlo Romagnoli)

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